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numero 6 - anno XI

(NOVEMBRE-DICEMBRE 2002)

Oslo extra large

Di Antonio Domenico Trivilino

Il sindaco di Oslo Per Didlev Simonsen ha lanciato la campagna OXLO (Oslo extra large) per sensibilizzare la popolazione di Oslo affinché siano più tolleranti nei confronti degli abitanti che sono "diversi". Il più delle volte la stampa norvegese ha interpretato questa diversità come appartenenza ad uno dei tantissimi gruppi etnici minoritari che popolano la città di Oslo. Infatti circa il 20% della popolazione della città di Oslo o è nata all'estero o di origine straniera. Questa interpretazione è sbagliata perché riduce alla lotta contro il razzismo gli scopi della campagna. Indubbiamente combattere il razzismo è importantissimo, ma gli scopi sono più ampi, essa vuole promuovere una maggiore tolleranza nei confronti di quei gruppi che spesso vengono emarginati e non di rado vilipesi perché grassi, mongoloidi, omosessuali, balbuzienti, drogati, ubriaconi etc.etc.. Basti ricordare che circa dieci persone sono state assassinate negli ultimi dieci anni in Norvegia perché omosessuali mentre due sono gli omicidi chiaramente perpetuati per motivi razzistici. Non esistono statistiche sulle persone che si sono suicidiate a causa di tormenti subiti ma il loro numero deve essere molto alto. L'essere straniero aggiunge una componente peggiorativa a questi gruppi e rende la vita di queste persone molto difficile da vivere. La campagna è indirizzata in particolare verso i giovani della scuola dell'obbligo perché più ricettivi. In questo momento i lavori di questi giovani vengono esposti nel salone delle esposizioi del nunicipio di Oslo, ingresso dalla parte del fiordo. Mostra che invitiamo caldamente a visitare. Ci aguriamo che l'iniziativa venga continuata ed da campagna assuma un carattere di permanenza per la sensibilizzazione di tutti gli abitanti di Oslo affinchè la città possa Continuare a fregiarsi del motto "città dal gran cuore".

Il novo dibattito sulla prostituzione

di Antonella Dolci

Il più antico mestiere del mondo, dicono alcuni. Non è esatto. Il più antico è quello del raccoglitore, del cacciatore, del contadino. La prostituzione viene migliaia d'anni più tardi, quando all'economia del baratto subentra quella del denaro. Non a caso. Ci sono sulla prostituzione due punti di vista diametralmente opposti. Uno, potremmo dire, è quello che si rispecchia nella legge svedese: la prostituzione è un turpe commercio, le donne (e gli uomini) che la praticano sono vittime, quelli che ci guadagnano su, protettori, ruffiani, sfruttatori, sono criminali da perseguire e così anche i clienti, coloro che comprano servizi sessuali e creano la domanda.

Il proposito della legge è di riuscire ad eliminarla o perlomeno ridurla sostanzialmente, impedendo per esempio la prostituzione di strada, perseguendo sfruttatori e clienti e dando aiuto psicologico o medico alle donne (spesso dipendenti dalla droga) per cambiare mestiere.All'estremo opposto sta il punto di vista che si può dire è riassunto dalla legge olandese. La prostituzione è un mestiere come gli altri ma si svolge in condizioni di estrema insicurezza per le donne. Occorre invece considerarle come una categoria professionale, offrire loro condizioni di lavoro, di igiene e di sicurezza soddisfacenti. Le prostitute in Olanda hanno un sindacato che svolge appunto questo lavoro di difesa dei loro diritti. Il punto di vista che sta alla base di questa legge è che la vendita di servizi sessuali, fatta da cittadini maggiorenni ad altri cittadini maggiorenni, è un diritto. Va perseguita la prostituzione minorile e lo sfruttamento ma la vendita e la compra di servizi sessuali sono attività perfettamente lecite.La maggioranza della gente, a seconda delle proprie convinzioni politiche, morali, religiose, tende verso l'uno o verso l'altro di questi punti di vista. Personalmente appartengo senza alcun dubbio al gruppo di coloro che considerano che la prostituzione è un'attività umiliante che pochissime donne, a mio avviso, scelgono veramente di svolgere ma sono portate ad essa da una serie di fattori individuali (mancanza di istruzione, di prospettive di lavoro, infanzia ed adolescenza infelici, insicurezza) e collettivi (in una società dove l'unico segno del successo è la ricchezza ognuno vende quello che può vendere. Una donna giovane e bella ha questo capitale da far fruttare). Considero anche che il fatto che ci sia una domanda un dato desolante. In un mondo, quello occidentale, dove sempre più sia uomini che donne possono esprimere la loro sessualità senza eccessivi ostacoli familiari o sociali, dove anzi il godimento sessuale è considerato un valore da cercare, il fatto che qualcuno si rivolga ad una prostituta mi sembra un segno, tiriamo fuori il parolone, di profonda alienazione, di timore di rapporti umani, di bisogno di trasformare l'altro in oggetto per non dover fare sforzi per capire ed essere capito.In una discussione con alcuni giovani mi à stato ribattuto: che differenza c'è tra vendere il prorpio corpo e vendere il proprio cervello, i propri muscoli? Anche vent'anni in una miniera o in una fabbrica di sardine ti distruggono un essere umano.E' doppia morale condannare solo quell'attività. Quello che rende la vita delle prostitute insopportabile è la condanna sociale, quella malafede per cui si ammette tacitamente il bisogno, si accetta che gli uomini comprino servizi sessuali ma si marchiano a fuoco le donne che offrono questi servizi. E non è forse prostituzione quello che fanno certe attricette che vanno a letto con il produttore, o certe mogli che sopportano mariti insopportabili solo perché sono ricchi ecc. ecc.? Perché tanta condanna per le une e tanta comprensione per le altre?Non mi hanno convinta. C'è in quel punto di vista una sorta di rassegnazione, come se il mondo e il modo di pensare e di agire della gente non potesse mai essere modificato. La stessa rassegnazione che suscita le proposte di distribuzione statale delle droghe ai tossicomani, perché almeno abbiano siringhe pulite.Ma non ho altri argomenti e lascio la conclusione ai lettori.

Corruzione in Norvegia?

di ADT

Il recente tragico fatto di cronaca del suicidio dell'ex ministro Tore Tønne accusato di corruzione (ha percepito degli onorari mentre riceveva lo stipendio dallo stato norvegese in qualità d'ex ministro disoccupato) ci invita ad una riflessione. Sia detto dall'inizio e in un modo chiaro: noi non abbiamo nessun elemento per dare un giudizio se l'ex ministro fosse colpevole o innocente. Parliamo del problema solo in termini generali. Più volte abbiamo sentito accusare l'Italia come il paese dove la corruzione regna sovrana e la politica spesso si serve di organizzazioni di stampo mafioso. L'immagine di Bettino Craxi che sale in macchina mentre una grandissima folla gli grida a squarcia gola "Bettino sei un ladro" e gli lancia monetine appartiene ormai al passato ma è ancora vivida e presente nella memoria di tanti italiani. Di Silvio Berlusconi se ne dicono di cotte e di crude e spesso in tribunale. I norvegesi hanno sempre pensato di essere immuni da questo cancro. Purtroppo ciò non è vero, la corruzione esiste anche in Norvegia. Oseremo dire che la corruzione in Norvegia sia maggiormente diffusa e più difficile da combattere perché più sottile. I politici non si vendono per somme di denaro ma fanno e ricevono favori tra di loro. In realtà un migliaio di persone detiene un potere quasi assoluto e la mobilità sociale è pressoché inesistente in tutti i paesi della Scandinavia. Quando si vendono, eccezione e non ancora regola, si vendono per un'installazione gratuita di un bagno in casa e non per le cifre astronomiche incassate da Bettino Craxi. Cifre che gli hanno permesso di vivere un esilio dorato in un lusso che non riusciamo neanche ad immaginare . Il suicidio dell'ex ministro Tore Tønne ha dimostrato che molti politici norvegesi consevano ancora il senso della vergogna. Non è poco per una classe politica.

Baudolino

di ADT

Il periodo di Natale è periodo di regali. Per gli amanti norvegesi (ne sono tantissimi) dello scrittore Umberto Eco è finalmete arrivato sul mercato l' edizione norvegese dell'ultimo libro "Baudolino". Umberto Eco ritorna con questo libro nel medioevo, periodo del suo primo romanzo "Il nome della rosa" che si è imposto come enorme successo internazionale. Ebbene dopo due anni dalla pubblicazione italiana "Baudolino" appare nella veste norvegese per opera di uno dei più grandi cultori della lingua italiana in Norvegia Tor Fotland. Chi ha letto le opere precedenti di Umberto Eco "Il nome della rosa" (1980), "Il pendolo di Foucault" (1988) e "L'isola del giorno prima" 1994 sa bene che Umberto Eco è un vero maestro della lingua e tradurre le 526 pagine di "Baudolino" non è un'impresa facile. Tor Fotland mette a disposizione degli amanti della letteratura italiana una strenna veramente d'eccezione. 

Il libro: Eco Umberto, "Baudolino", Tiden forlag traduzione Tor Fotland. 

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Editoriali

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