sul web

numero 6 - anno X

(novembre- dicembre 2001)

Onorificenze

Il Dr. Francesco Duraturo ed il Dr. Antonio Domenico Trivilino, entrambi hanno ricoperto più volte la carica di Presidente e Segretario Generale del nostro sodalizio, sono stati insigniti del titolo di "Cavalieri della Repubblica Italiana". 

Il diploma e le insegne sono state consegnate dall'Ambasciatore d'Italia in Norvegia Andrea Giuseppe Mochi Onory di Saluzzo durante il cenone natalizio. L'ambasciatore nel suo discorso ha ricordato che l'onorificenza è stata conferita in riconoscimento dell'impegno sociale mostrato dai due neo cavalieri.

Ai nei cavalieri vanno tanti cari auguri e congratulazioni vivissime.

In piedi da sinistra: il presidente dell'Associazione Antonio Domenico Trivilino, l'Ambasciatore d'Italia Andrea Giuseppe Mochi Onory di Saluzzo e l'ex presidente dell'Associazione Francesco Duraturo al momento della consegna delle onorificenze.

Voto per gli Italiani all'estero

In data 20 Dicembre 2001 il Senato ha confermato il testo, precedentemente approvato dalla Camera, sul voto degli italiani all'estero. La votazione del Senato è stata pressoché plebiscitaria: 185 sì, un no e dieci astenuti, i senatori del gruppo Verde. Alle prossime elezioni politiche gli italiani all'estero potranno votare per eleggere i loro rappresentanti al Parlamento. Voteranno per posta, con il sistema proporzionale, per eleggere dodici deputati e sei senatori nella nuova circoscrizione estero. Il numero complessivo di deputati e senatori che siedono nei due rami del Parlamento della Repubblica resta immutato. Ne consegue che le circoscrizioni nazionali perderanno diciotto parlamentari, e verranno, presumibilmente, ridisegnate. Il voto per posta potrà essere usato anche per i referendum.

Per Mirko Tremaglia, ministro per gli Italiani nel Mondo e storico sostenitore della legge, si è trattato del coronamento del suo sogno di sempre. Tremaglia ha dedicato l'approvazione definitiva della legge a suo figlio Marzio, scomparso qualche anno fa, agli italiani all'estero ("che hanno avuto in passato tante illusioni") e al presidente della Repubblica "che si è innamorato degli italiani all'estero".

Con il voto di palazzo Madama si conclude una storia tormentata, fatta di rinvii, polemiche e dibattiti. In prima fila la destra, prima il MSI, poi Alleanza Nazionale, mentre la sinistra è sempre stata un po' tiepida. Negli ultimi anni, invece, è venuta maturando una convergenza che ha portato alla larghissima maggioranza nel voto parlamentare.

La legge pone termine all'anomalia che vedeva l'Italia essere l'unico stato democratico al mondo a non consentire il voto per posta ai propri cittadini risedenti all'estero. Tuttavia, la nuova legislazione introduce nuove situazioni di anomalia, anche se questa volta in senso contrario. In primo luogo, invece di legare il voto alla circoscrizione di origine, nascita o ultima residenza, si è istituita una circoscrizione Estero, costituita da immense ripartizioni intercontinentali, le quali, possiamo immaginare, non verranno salutate con entusiasmo dai paesi sovrani sui quali si estendono. Inoltre, come ha spiegato il senatore Gigi Malabarba di Rifondazione comunista, unico partito a votare contro la legge, "la circoscrizione Estero, va ad alterare l'insieme delle norme costituzionali che regolano il rapporto tra cittadini e il numero degli eletti", ed a sicuro discapito delle aree italiane meno popolate e periferiche.

Altro fatto singolare, molti italiani all'estero goderanno di un doppio diritto di voto: non solo potranno votare per il parlamento italiano ma anche per quello del paese dove risiedono. Per votare in Italia è, infatti, sufficiente l'iscrizione all'Aire, l'anagrafe degli italiani residenti all'estero tenuta dai consolati, dove non è richiesta la rinuncia ad eventuali altre cittadinanze. Circoscrizione Estero e norme sull'iscrizione alle liste elettorali, sembrano indicare che il principio ispiratore della legge sia stato il concetto di "italianità" basato sul diritto di sangue e non sul quello di cittadinanza, e un obbiettivo importante quello di far votare per il Parlamento della Repubblica gli italiani di seconda, terza e possibilmente anche quarta generazione.

La legge costituisce un indubbio e dovuto riconoscimento dei diritti politici degli italiani non residenti in patria. Ma dal modo singolare in cui la legge è stata concepita e realizzata sembra proprio che il parlamento non si sia giovato delle esperienze e del contributo di questi ultimi. L'augurio è che i nuovi diciotto parlamentari contribuiscano appunto all'internazionalizzazione e sprovincializzazione del paese.

Salvatore Massaiu

La gioia dell'essere insieme

di Luigi Di Ruscio

Improvvisamente sul tram quotidiano ho capito che il lato positivo dell'antologia "Poesia e Realtà" di Giancarlo Majorino è quell'essere insieme, gli atei insieme ai credenti, gli analfabeti con i bene alfabetizzati, quelli della rima e quelli della contro rima, i viscerali con i celebrali, i nuovissimi con i vecchissimi che muoiono anche a cent'anni, quelli che si sono suicidati e quelli che vivono molto bene, gli ammogliati e gli strozzati, gli avanguardisti e i retroattivi, gli italiani e i sanfedisti, i seri e quelli che irridono anche la croce rossa con tutto il pappalardo, tutti insieme con la "ali illuminate" perché è questo ESSERE INSIEME la prova dell'epoca, devono riuscire a vivere insieme gli albani con i serbi, i turchi con i curdi, i palestini con gli ebrei, devono smettersela di vivere in un massacro continuo, devono imparare ad accettarsi così come sono perché è vero quello che mi diceva nonna analfabeta "siamo tutti figli di madri", le nostre diversità contano meno di tutto quello che abbiamo in comune, quei cuori del manifesto Benetton saranno di neri o di bianchi però i cuori sono tutti uguali, il nostri cervelli simili.

Quelli essere insieme come quando ero in quel reparto io italiano insieme a tutti i norvegesi, quasi la pecora nera tra i biondi e gli azzurrati eppure eravamo insieme e fummo insieme per diecine d'anni continui. Ero insieme a tutti voi con le nostre tute, con gli ingenui vestiti della domenica, li ricordo uno ad uno ora che sono quasi tutti morti. Però ogni tanto tra la folla sento un urlo, vergo chiamato urlato in tutti i modi con nome e cognome che qui sono indicibili in maniera corretta, un sopravvissuto a tutte le pesti, a tutte le polveri arsenicali e dei metalli pesanti, metallurgiche a tutte le sudate continue mi chiama, mi abbraccia. Eravamo insieme diversi in tutto ma eravamo insieme nello stesso disprezzo per i padroni, insieme quando abbiamo sabotato e scioperato, insieme nei sotterfugi operai, ridevamo insieme e sudavamo insieme senza neppure accorgerci di questo miracolo, l'essere diversi però fraternamente insieme. 

Luigi Di Ruscio poeta e scrittore

| Biografia | Sito web Luigi Di Ruscio |  

 

Abbiamo parlato più volte nel nostro notiziario del caso Longo che crediamo che la vicenda del nostro connazionale sia nota a tutti. Vogliamo riportare per intero la lettera del Primo Segretario presso l'Ambasciata d'Italia a Stoccolma, Francesco Tafuri, in risposta al nostro articolo "Chi ci difende? " (L'Aurora Numero 3 Anno X e Il Lavoratore Nr.7/01 Anno XXXI) per poi fare alcuni commenti e precisazioni.

Lettera del Primo Segretario presso l'Ambasciata d'Italia a Stoccolma Francesco Tafuri

Stoccolma, 9 novembre 2001 

Gentile Signora, 

La ringrazio della possibilità che ci offre di dare ai lettori del Lavoratore alcune informazioni sulla vicenda del nostro connazionale Luigino Longo. Fin dal momento dell'arresto, abbiamo costantemente seguito l'evolvere della situazione grazie all'eccellente attività svolta dal Console onorario a Gotemburgo, Sten Olof Palm, il quale ha sempre visitato il signor Longo, come del resto continua a fare, verificando soprattutto che egli riceva cure mediche adeguate al suo noto problema cardiaco. Quanto alle procedure giudiziarie, il Console si è innanzitutto assicurato che il difensore d'ufficio nominato per il processo di primo grado fosse un valido avvocato, e ci ha informato del rispetto dei diritti dell'imputato ad una efficace difesa in giudizio, con particolare assistenza di un interprete in tutte le fasi della procedura. Per il processo d'appello la famiglia Longo ha scelto un legale svedese di sua fiducia , affiancandogli anche un avvocato norvegese. La sentenza d'appello ha ridotto da trenta a ventiquattro mesi, dei quali è presumibile che la metà debba essere scontata in carcere. La riduzione della pena è derivata da una più accurata valutazione di alcuni elementi di prova e dal sostanziale recepimento, in appello, della dichiarazione resa dall'imputato nel corso del primo processo, relativa ad un video nel quale egli non si riconosceva, mentre in primo grado il tribunale non aveva tenuto adeguato conto dell'affermazione secondo cui tali immagini non lo ritraevano. Entro pochi mesi, comunque, Longo potrà chiedere di essere trasferito in un carcere vicino alla frontiera norvegese - per essere più vicino alla famiglia- e successivamente in Norvegia per terminare di scontarvi la pena. Continuamo naturalmente a seguire la vicenda, per accertarci che il nostro connazionale riceva il miglior trattamento possibile, considerando anche la sua non perfetta salute, e che venga ammesso a godere di tutti I possibili benefici ed attenuazioni nell'esecuzione della pena (fra cui, in primo luogo, il citato trasferimento). Sarò lieto di informare il Lavoratore dei futuri sviluppi della vicenda. 

Molto cordialmente 

Francesco Tafuri 

Primo Segretario presso l' Ambasciata d'Italia a Stoccolma."


Commento

Tutti gli arrestati per le manifestazioni avvenute a Gøteborg nel 2001, oltre 650 persone, sono stati rilasciati ad esclusione di Luigino Longo che sarà l'unico a trascorrere le feste natalizie in carcere. A Longo pesa moltissimo di essere rimasto l'unico detenuto "politico". Quelli che dividono il carcere con lui sono delinquenti comuni, ladri, piccoli spacciatori di droga, lenoni ed altri. Il Primo Segretario presso l'Ambasciata d'Italia a Stoccolma, Francesco Tafuri continuerà a seguire il caso "Longo" al calduccio in una comoda poltrona dopo aver passato un sereno Natale e le altre feste nella gioia e nella serenità famigliare. Gioie che sono state private al povero Longo anche a causa dello scarso interessamento delle autorità diplomatiche italiane accreditate in Svezia che hanno affidato questo caso di natura politica nelle mani in un Console onorario. Infatti ad una nostra precisa domanda a riguardo l'interessamento delle autorità italiane Luigino Longo ha risposto che è stato quasi inesistente, a parte le visite di un prete. Che il difensore d'ufficio nominato per il processo di primo grado NON fosse un valido avvocato è dimostrato dal fatto che non ha chiamato nessun testimone a favore di Longo. Ci auguriamo solamente che il Primo Segretario presso l'Ambasciata d'Italia a Stoccolma , Francesco Tafuri, si renda conto che in Paesi dove gli omicidi vengono puniti con pochissimi anni di reclusione due anni di reclusione sono troppi per l'aver lanciato il ramo, che tra l'altro è finito in un cespuglio, anche se si ha la sfortuna di essere cittadini italiani e vivere all'estero. Riportiamo, in traduzione italiana , la sentenza e contestualmente ringraziamo la Sig.ra Antonella Dolci della FAIS che l' ha tradotta gratuitamente 

ADT


Sentenza

TRADUZIONE DALLO SVEDESE 

Corte d'appello della Svezia Occidentale Sesta Sezione Reparto 63 

SENTENZA 

Sentenza contro la quale viene presentato ricorso 

Nr di riferimento 40002817 

Data: 11.10.2001 emessa a Gotemburgo 

Causa nr: B 3475-01 

Tribunale di prima istanza: tribunale di prima istanza di Gotemburgo, nona sezione, B 6692-01 

Data della sentenza: 31.07.2001 

Parti (numero imputati:1) 

Pubblico Ministero: Hansson, Göran, avvocato fiscale a Gotemburgo 

Imputato: Longo, LUIGINO Antonio, nr 580463 

Indirizzo postale: Friisgate 6, 0187 OSLO, Norvegia 

Cittadino italiano Arrestato 

Difensore e patrocinatore, d'ufficio Avv. Stig Centerwall, Box 11418, 404 29 GOTEMBURGO 

Motivo della vertenza. Sommossa sediziosa (o violenta, non conosco ladefinizione italiana del reato NdT) Dispositivo della sentenza della Corte d'Appello: vedi a pag. 2 

CORTE D'APPELLO DELLA SVEZIA OCCIDENTALE 11.10.2001 B 3475-01 DISPOSITIVO DELLA SENTENZA DELLA CORTE D'APPELLO 

La Corte d'Appello modifica la sentenza del tribunale di prima istanza solamente nel senso che la Corte stabilisce la sanzione penale i due anni di carcere.

Le confische restano vigenti finché non sia stata presa nella causa in oggetto una decisione che sia passata in giudicato.

Luigino Longo deve rimanere nel carcere giudiziario finché non sia passata in giudicato la sentenza nei suoi confronti relativa alla parte di responsabilità. All'avv Stig Centerwall viene riconosciuta una parcella di 61 331 corone da prendere dai fondi pubblici. Di tale importo 57 171 si riferiscono al lavoro svolto e 4 160 al tempo non produttivo. RICHIESTE PRESENTATE IN CORTE D'APPELLO ED ALTRO Luigino Longo ha chiesto che la Corte rigetti l'intera sentenza, o, in seconda alternativa, che riduca la sanzione di pena detentiva. Ha inoltre chiesto che la Corte sospenda la decisione di espulsione o in ogni modo che riduca il periodo di tempo trascorso il quale può tornare in Svezia. Il Pubblico Ministero ha chiesto che la Corte aggravi la pena. Le parti hanno contestato le reciproche richieste di modificazione. 

________________ 

Il Pubblico Ministero, per quanto si riferisce all'imputazione di cui all'allegato nr 2 alla sentenza del tribunale di prima istanza, ha in Corte d'Appello modificato la descrizione del reato, per cui essa comprende attualmente anche uno dei momenti delittuosi per i quali Luigino Longo è stato condannato in prima istanza, vale a dire che uno degli oggetti che l'imputato ha lanciato contro i poliziotti in Berxelligatan ha raggiunto e lesionato il poliziotto Magnus Söderberg. La descrizione modificata del reato fatta dal Pubblico Ministero e la richiesta relativa alle definizioni dei reati in relazione all'azione giudiziaria per i fatti di Berzeliigatan risultano dall'allegato B alla sentenza della Corte d'Appello. 

MOTIVAZIONE DELLA SENTENZA DELLA CORTE D'APPELLO 

Nell'udienza principale in Corte d'Appello nella causa in oggetto sono state nuovamente ascoltate le parti che erano state ascoltate in prima istanza. Sono stati esaminati e mostrati prove scritte e film video, perlopiù gli stessi che erano già stati mostrati in prima istanza. Sono stati inoltre ascoltati ulteriori testimoni, principalmente compagni di Luigino Longo che nelle giornate in questione si erano recati a Gotemburgo per dimostrare. 

Imputazione in conformità con l'allegato 1 alla sentenza del tribunale di prima istanza (Vasaparken) 

Il Pubblico Ministero ha dichiarato che il fatto alla base dell'imputazione ha avuto luogo verso le 19.00 del 14 giugno. Luigi Longo ha contestato di aver partecipato ad una sommossa sediziosa. Ha dichiarato di non poter confermare con certezza che è lui stesso, nel film video ripreso da Joaquim Sjöström alle ore 19.00, che vien visto lanciare il grosso ramo d'albero. Ha inoltre chiarito che la circostanza che il tribunale di prima istanza avesse capito che lui aveva riconosciuto il fatto imputato è da attribuirsi alla traduzione difettosa durante l'udienza principale del tribunale di prima istanza. Dall'indagine risulta quanto segue. Al momento in questione un certo numero di poliziotti, in maggioranza a cavallo, si erano raggruppati davanti alla chiesa Vasakyrkan per proteggere un blocco fatto dalla polizia a Molinsgatan. Nel parco Vasaparken che si trova nelle vicinanze si trovava in quel momento una grande moltitudine di circa forse un centinaio di persone. Fra questi c'erano anche persone mascherate. L'atmosfera era agitata e minacciosa. All'improvviso una grande parte di questo raggruppamento di persone iniziarono una specie di rapida avanzata (In inglese :rush: NdT), e di conseguenza i poliziotti avanzarono per proteggere il blocco. Ci furono poi, da parte della moltitudine, lanci di pietre contro i poliziotti. Alcuni di loro si misero a correre con un oggetto, apparentemente un tubo dell'acqua. In questo contesto e mentre si svolgeva la rapida avanzata quancuno lanciò in direzione della polizia un ramo d'albero, nel modo descritto nell'imputazione. 

Dall'indagine complessiva risulta provato che l'uomo che ha lanciato il ramo è Luigino Longo. Le circostanze erano tali che egli, in conformità con l'imputazione di reato fattagli, si è reso colpevole di sommossa sediziosa. La sentenza del tribunale di prima istanza per quanto riguarda questa parte deve essere confermata. 

Imputazione in conformità con l'allegato B alla sentenza della Corte d'Appello (Götaplatsen/Berzeliigatan). 

Come è stato detto inizialmente il Pubblico Ministero ha sostenuto in Corte d'Appello che Luigino Longo si è anche reso colpevole di maltrattamenti gravi nell'occasione. Per Anders Johnsson ha dichiarato davanti alla corte d'Appello, quando dalla difesa è stata letta la deposizione da lui fatta al tribunale di prima istanza, di essere sicuro di non aver visto, nell'occasione indicata, altra persona che il posteriormente arrestato Luigino Longo lanciare oggetti contro la polizia ma che non può neanche escludere che questo sia avvenuto. Altra prova a sostegno del fatto che l'oggetto che ha colpito Magnus Söderberg sia stato lanciato da Luigino Longo non è stata presentata. In tali circostanze non è dimostrato con il grado di certezza richiesto nelle cause penali che sia stato Luigino Longo a lanciare l'oggetto che ha colpito e lesionato proprio Magnus Söderberg. Per il resto la Corte d'appello concorda con il giudizio del tribunale di prima istanza. E' vero che Luigino Longo durante la sommossa si trovava nella parte anteriore del corteo che è stata giudicata la più pacifica dalla polizia e non nella parte del corteo costituita in maggioranza da dimostranti vestiti di nero, mascherati e armati di pietre; il compito della polizia era appunto di tener separate queste due parti. Nell'occasione specifica però le due sunnominate parti del corteo si trovavano molto vicine l'una all'altra e significativi atti di violenza sono comunque stati effettuati anche da persone appartenenti alla porzione più pacifica del corteo. 

Luigino Longo deve quindi essere condannato, in conformità con l'imputazione, per aver partecipato alla sommossa sediziosa e per aver partecipato qui insieme ad altre persone al lancio di fra l'altro oggetti della grandezza di un pugno mediante i quali ha cercato di danneggiare poliziotti e cani poliziotti. Dato che non è dimostrato che sia stato lui a lanciare proprio l'oggetto che ha lesionato Magnus Söderberg, non deve essere condannato per altro reato che quello di sommossa sediziosa. Le circostanze aggravanti a cui vien fatto riferimento nell'ultimo capoverso sono stati presenti in grado molto elevato. La dimostrazione, che è terminata nella sommossa violenta, è stata fatta da diverse centinaia di persone, delle quali è probabile che solamente una piccola parte abbia partecipato alla sommossa violenta. La sommossa ha avuto luogo nelle strette vicinanze della Fiera Svedese, dove si svolgeva appunto l'incontro al vertice dell'Unione Europea. La situazione per i poliziotti che al momento della sommossa avevano il compito di proteggere l'incontro al vertice era, da quanto risulta, a causa dell'uso della violenza da parte dei partecipanti alla sommossa, a momenti estremamente precaria e vissuta dalle forze di polizia come minacciosa. Magnus Söderberg, il quale è stato lesionato nel modo indicato nell'imputazione, era uno dei tanti poliziotti che sono stati lesionati a causa del lancio di oggetti grandi come un pugno, soprattutto sanpietrini, in correlazione immediata con il fatto che anche Luigino Longo lanciava tali oggetti. 

SANZIONI 

Le due sommosse di cui si tratta hanno avuto luogo entro un periodo di 24 ore. Quello di cui Luigino Longo si è reso colpevole a Vasaparken deve essere considerato passibile di una sanzione meno grave di quello che ha fatto a Götaplatsen/Berzeliigatan. La Corte d'Appello giudica la sanzione complessiva per i due reati in due anni di detenzione 

ALTRO 

La Corte d'Appello per quanto riguarda la questione dell'espulsione, è dello stesso parere del tribunale di prima istanza. In collegamento con il fatto che la Corte il 2 ottobre 2001 ha concluso l'udienza principale nella causa in oggetto, la Corte ha ordinato che Luigino Longo rimanga nel carcere giudiziario, ma che cessi di essere vigente il diritto del Pubblico Ministero di comunicare restrizioni. La Corte d'Appello giudica che esiste il rischio che Luigino Longo, che non ha domicilio in Svezia, possa sottrarsi al procedimento giudiziario o alla pena allontanandosi dalla Svezia. Deve quindi restare nel carcere giudiziario finché la sentenza, nella parte che riguarda la sua responsabilità, non sia passata in giudicato nei suoi confronti. 

RICORSO, vedi allegato C 

Il ricorso deve essere presentato entro e non oltre l'8 novembre 2001. (2 firme)

__________ 

Nella decisione in merito alla presente causa hanno partecipato il presidnete di Corte d'Appello Gunnel Wennberg, il giudice di corte d'Appello Ola Olson, relatore , l'assessore di Corte d'Appello Dano Ko-stowski e i giurati Birgit Isacsson e Ann Lundstedt. Unanimi.

 

Approfondimenti

| Chi ci difende? | Omicidio giudiziario | Sito di sostegno a Luigi Longo |

 

Sedotta e abbandonata: addio vecchia lira

Addio, vecchia lira, addio! L'abbiamo amata, bramata; abbiamo lottato e lavorato tutto per lei, come si fa per una giovane e bella amante o moglie che sia. Col tempo però, come purtroppo capita alle belle signore, è appassita, sbiadita, e nessuno l'ha più chiamata per nome. E già, la lira, proprio lira lira, non è esistita da più di mezzo secolo. Un caffè: mille e cinque. Un'automobile: venti milioni. La pensione minima: un milione (Dio e Berlusconi volendo). Nulla costava ormai una lira o due, e ci sentivamo tutti milionari. Avevamo la sensazione che tutto ciò facesse parte dello sviluppo economico-sociale di cui più o meno quasi tutti oggi godiamo. Un ritorno ai centesimi ci riporta ai tempi della miseria, di quando si lavorava una giornata intera per portare a casa un pezzo di pane. Tempi tristi che è meglio non ricordare. Comunque, in alto i cuori ed "Evviva l'Euro!" 

Si è festeggiato l'evento in tutti i paesi della Comunità, tranne che in Italia. Ed è subito scoppiato il teatrino politico: Il centrosinistra accusa il centrodestra di antieuropeismo. Prova ne è, dicono, la decisione del governo Berlusconi di non voler partecipare al progetto di un aereo militare europeo. - A noi non serve- ha detto Berlusconi. E si capisce, ne abbiamo già tanti di aerei da guerra Nato in Italia: ad Aviano, a Sigonella. Non sapremmo nemmeno dove metterli! Inoltre il governo italiano non ha voluto firmare la legge sulla rogatoria internazionale. E si capisce pure questo. Secondo quella legge, Berlusconi dovrebbe stare in galera per corruzione e truffa, condannato da una corte giudiziaria spagnola. Assurdo! E adesso il governo è stato criticato per non aver voluto sparare i mortaretti il primo di gennaio, al grido di "Viva l'Euro". 

- Ha vinto la linea Bossi! - grida il centrosinistra. Bossi, è chiaro, come senatur della Padania avrebbe preferito la nascita del, come chiamarlo, il "Padanio", con raffigurato il Carroccio da una parte ed una bella bistecca alla milanese dall'altra. Berlusconi, che è in così buoni rapporti con Bush, avrebbe preferito forse l'Eurodollaro. 

Poi il caso Ruggiero, il ministro degli esteri che, amato e stimato sia in Italia che all'estero, si è dimesso per non essersi voluto allineare alla politica del governo. Questo ha fatto travasare il vaso e persino Agnelli c'è rimasto male e ci ha denominati "Il paese dei fichi d'india". Buoni i fichi d'india, a me piacciono tanto. Forse a Torino se li mangiano con la buccia! 

Il centrosinistra è sceso in piazza a dimostrare contro il governo antieuropeista, e Berlusconi ha subito ribattuto: Siamo noi i veri europeisti e lo siamo sempre stati. Gli antieuropeisti sono le sinistre, i comunisti. 

È vero, i comunisti volevano "L'Internazionale". Comunque adesso la palla del ministro degli esteri è passata a Berlusconi e lui ha promesso di tenersela per sei mesi (tanto per cominciare). Stanno in coda la Giustizia e il Tesoro, e il gioco è fatto. 

"E la nave va" diceva Fellini. Ma dove va? È troppo tardi per chiedercelo. Avremmo dovuto chiedercelo quando ci siamo imbarcati. 

Giuseppe Valvo

L'Euro e l'europeismo dei Norvegesi

L'opinione pubblica norvegese è sempre divisa sul tema dell'adesione all'Unione Europea. I sondaggi effettuati negli ultimi mesi mostrano fluttuazioni marginali tra una vittoria del si o del no, mai radicali mutamenti in un senso o nell'altro. Tale lacerazione è rispecchiata al livello politico dove il solo tema del quando ripresentare la questione è spesso fonte di accanite dispute interne. 

Con l'introduzione e la circolazione fisica dell'euro tale situazione di stallo è destinata a cambiare, ed in senso favorevole ai sostenitori dell'ingresso in Europa. Si prenda il caso dell'euroscetticismo britannico. Secondo un sondaggio pubblicato dal Guardian il numero dei sudditi che ritiene inevitabile l'adesione all'euro è raddoppiato in poche settimane. Sebbene non ancora favorevoli, il numero di coloro che non credono all'adesione britannica si è dimezzato da 61 percento di settembre al 31 percento di dicembre. 

Cosa spiega questo cambiamento? Molti hanno cominciato a pensare che il regno unito non potrà fare a meno dell'euro. Prima ancora che la nuova moneta circolasse nel continente, la patria della sterlina ha visto catene di grande distribuzione, fast food e stazioni di servizio nelle maggiori città esporre prezzi in euro e prepararsi all'accettare la moneta europea. Il mondo degli affari ha mostrato il tradizionale pragmatismo britannico: ogni anno, infatti, entrano dall'eurozona in gran Bretagna 13 milioni di turisti con in tasca 6,4 milioni di euro. I commercianti d'oltre manica non solo eviteranno ai visitatori europei di cambiare euro in sterline e convertire i prezzi, ma ci vorranno anche guadagnare sul cambio. 

Potrà la Norvegia del turismo permettersi un comportamento differente da quello britannico? Stando agli ultimi dati sull'andamento del turismo europeo, non ci pare che la Norvegia sia in una posizione di forza di su questo punto. Ma che il mondo degli affari e l'establishment norvegese siano già da tempo a favore dell'Europa non è una novità. E non si spiegherebbe altrimenti la posizione paradossale che vede la Norvegia accettare tutte le risoluzioni dell'UE senza prenderne parte alla formulazione negli organismi rappresentativi. Sarà piuttosto la circolazione fisica della nuova moneta a costituire la maggiore forza di propaganda pro Europa. L'entrare in contatto con la nuova moneta, l'usare euro sia in patria che all'estero mostrerà anche ai norvegesi più riluttanti che l'Europa non è al di fuori della loro vita. Coloro che non si erano accorti che l'Europa era già entrata in casa loro con gli accordi economici, con Schenghen, e con le norme sulla concorrenza che mettevano il na-so persino sulla produzione del loro carissimo petrolio, cominceranno e pensare che è prefe-ribile poter influire su quelle decisioni prese a Brussell che, volenti o nolenti, riguardano anche loro.

Recensioni

 Peter Ørsted, Gaius Julius Cæsar: Politikk og moral I det romerske imperium

La casa editrice norvegese Spartacus ha pubblicato un libro interessantissmo sulla vita di Giulio Cesare e su diversi aspetti della politica e della morale durante il periodo imperiale romano. Non si tratta di una biografia, anche se la parte biografica è molto importante e ben documentata, ma di un trattato ad alto livello sulla cultura politica romana. 

Molta parte è dedicata alla discussione del termine potere. Il libro, non a caso viene pubblicato con un contributo della Commisione Europea programma ARIANE, tratta, tra l'altro, il problema delle autonomie municipali e del centralismo imperiale. Problema estremamente importante in un Europa dove l'unione economica, politica e militare sembra ricalcare i confini geografici dell'antico impero romano. Il libro non è di facile lettura ricco com'è di note erudite. Le bellissime illustrazioni alleggeriscono solo parzialmente la lettura. 

Si tratta comunque di un libro da regalare agli amici norvegesi che desiderano capire il mondo classico, l'Italia e l'Unione Europea che hanno le loro radici ben piantate in questo mondo. Il libro viene arricchito da una valida nota bibliografica sui libri tradotti dal latino o dal greco in norvegese o in danese. 

Il libro "Gaius Julius Cæsar - Politikk og moral I det romerske imperium" di Peter Ørsted , edizione norvegese Spartacus forlag, 2000, traduzione di Kari Marstein og Erik Ringen. 

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Onorificenze

Voto per gli italiani all'estero

La gioia dell'essere insieme di Luigi Di Ruscio

Sedotta e abbandonata: addio vecchia lira di Giuseppe Valvo

L'Euro e l'europeismo dei Norvegesi

Caso Luigino Longo

- Lettera del Primo Segretario presso l'Ambasciata d'Italia a Stoccolma, Francesco Tafuri

- Commento

- La sentenza

- Approfondimenti

Recensioni

Peter Ørsted, Gaius Julius Cæsar: Politikk og moral I det romerske imperium

 

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