sul web

numero 5 - anno X

(settembre- ottobre 2001)

Condanna

La sentenza della Corte D'Appello della Svezia Occidentale non cambia la sostanza della sentenza di primo grado. Restiamo sempre del parere che la Corte del Tingrett di Gøteborg e Corte D’appello Della Svezia Occidentale abbiano condannato in pratica il diritto ad esprimere liberamente le proprie opinioni quando queste sono in contrasto con le idee propagate dagli apparati governativi. Rimandiamo pertanto ai nostri precedenti articoli sul tema e al sito di sostegno a Luigino Longo dove è possibile leggere la traduzione italiana di entrambe le sentenze.

Approfondimenti

| Chi ci difende? | Omicidio giudiziario | Sito di sostegno a Luigi Longo |

Pensioni a regime internazionale

Moltissimi nostri lettori sono interessati alle pensioni. La pensione è sempre stata il sogno degli italiani.

Con questo articolo ci proponiamo di spiegare senza l’uso di termini tecnici alcune cose importanti al fine di ottenere la pensione di cui si ha diritto, sia quella che di vecchia che d’invalidità per i cittadini italiani o naturalizzati che hanno lavorato in Italia o in altri paesi aderenti allo Spazio Economico Europeo.

Per le pensioni si usano, oltre alle leggi nazionali, gli accordi bilaterali tra il Regno di Norvegia e la Repubblica Italiana e, soprattutto, gli accordi tra i paesi aderenti allo Spazio Economico Europeo. Si fa presente che l’accordo bilaterale non viene quasi mai usato perché quello comunitario è quasi Sempre più vantaggioso per l’assistito.

Per ottenere una pensione di vecchia bisogna riempire i seguenti moduli E 202, domanda, E 205 periodo di permanenza in una nazione differente da quello di residenza attuale, E 207, periodo di lavoro in una nazione differente da quella di residenza attuale. I moduli si riempiono presso le sedi competenti dell’ INPS per i residenti in Italia e presso il “lokaltrygdekontor” per i residenti in Norvegia. Le domande devono essere inoltrate d’ufficio e non dal richiedente direttamente all’ufficio straniero.

Per ottenere una pensione di invalidità bisogna riempire i seguenti moduli E 204, domanda, E 205 periodo di permanenza in una nazione differente dal quella di residenza attuale, E 207, periodo di lavoro in una nazione differente dal quella di residenza attuale, E 213, certificazione medica. Si fa presente che i criteri di attribuzione di una pensione d’invalidità sono gli stessi sia in Italia che in Norvegia e pertanto la pensione d’invalidità concessa da uno stato viene quasi sempre riconosciuta dall’altro stato. Comunque si tratta di stati sovrani che possono pervenire a conclusioni differenti.

Anche in questo caso i moduli si riempiono presso le sedi competenti dell’ INPS per i residenti in Italia e presso il  “lokaltrygdekontor” per i residenti in Norvegia. Le domande devono essere inoltrate d’ufficio e non dal richiedente direttamente all’ufficio straniero.

Le pratiche per ottenere la pensione di vecchia sono lunghe, normalmente un anno, quelle d’invalidità richiedono ancora più tempo. Pertanto bisogna armarsi di pazienza ed inoltrare le domande vecchia un anno prima della età di pensionamento che in Norvegia è, generalmente, 67 anni.

Spesso risulta difficile trovare i dati legati ai periodi di soggiorno e di lavoro si consiglia di essere il più dettagliati possibile. Si ricorda che per ottenere una pensione di vecchia bisogna aver lavorato per almeno un anno. La residenza di almeno tre anni in Norvegia da diritto alla pensione anche se uno non ha lavorato.

Non sappiamo se la Cancelleria consolare aiuta gli italiani nelle pratiche relative alle pensioni.

Invitiamo il cancelliere capo Fagioli a notificarci quali siano gli eventuali aiuti.

ADT

La via italiana al federalismo

Pochi dei nostri lettori che vivono all’estero si saranno accorti, e forse pochi persino in Italia si ricorderanno, che l’otto ottobre scorso si è svolto il primo referendum confermativo della storia della Repubblica. Quasi cinquanta milioni di italiani sono stati chiamati alle urne per ratificare o bocciare le riforme apportate alla parte V della Costituzione dalla precedente maggioranza, ovvero il testo di legge che attribuiva maggiori poteri alle autonomie locali: regioni, province, comuni e aree metropolitane. 

Nonostante la scarsa attenzione di giornali e tv verso la campagna referendaria e la coincidenza con il primo attacco americano all’Afganistan, circa i due terzi del 34 percento degli aventi diritto che si è presentato alle urne ha votato “si”. E dato che i referendum confermativi non richiedono un quorum per essere validi, la riforma costituzionale è stata approvata. 

Con la nuova legge comuni, province e regioni hanno più poteri sia in campo legislativo che fiscale. Per quanto concerne il campo legislativo, non si tratta di un semplice allargamento di competenze ma l’impianto stesso dell’articolo 117 della costituzione è stato riscritto. Le regioni hanno competenza su tutto tranne quelle materie espressamente riservate allo Stato. E qui la lista è lunga: politica estera, immigrazione, rapporti con le confessioni religiose, difesa, moneta, leggi elettorali statali, amministrazione pubblica centrale, ordine pubblico e sicurezza, cittadinanza, giustizia, determinazione dei livelli minimi dei servizi, norme generali sull'istruzione, previdenza, leggi elettorali di comuni e Province, dogane, pesi e misure, e tutela dell'ambiente restano competenza esclusiva dello Stato.

In ambito fiscale i comuni, le province, le città metropolitane e le regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa. Lo Stato non esce però dalla scena: alla legge ordinaria è, infatti, attribuito il compito di istituire un fondo perequativo per i territori con minore capacità fiscale per abitante. Si tratta del principio di sussidiarietà, una misura legislativa atta a promuovere la coesione e la solidarietà sociale su tutto il territorio nazionale.

La scarsa discussione che c’è stata, sia prima che dopo il referendum, sulla legge costituzionale si è concentrata sul tema del federalismo, ovvero, se definire federalista o meno la riforma. Il dibattito si è subito trasformato in una lotta di retorica politica ed ha distolto l’attenzione dai contenuti, in particolare, dai problemi della riforma. La legge, infatti, presenta evidenti limiti di ingegneria costituzionale, primi fra tutti gli equilibri tra i nuovi poteri costituzionali e l’assenza del senato delle regioni. Limiti derivanti dalla genesi della legge. Anche le leggi costituzionali in Italia non sfuggono, purtroppo, alla cosiddetta logica degli schieramenti: la legge fu l’ultima approvata, in tempi brevi e a ridosso delle elezioni, dal precedente parlamento e con i soli voti della allora maggioranza. E sarà, presumibilmente, la stessa logica di schieramento a governare sia l’applicazione della legge, tramite le integrazioni che si renderanno molto probabilmente necessarie, sia le “correzioni” alla legge proclamate ma non specificate dalla nuova maggioranza.

Resta il fatto che il risultato del referendum inserisce l’Italia nel processo di riscrittura dell’ordine unitario che interessa tutti gli stati membri dell’Unione Europea. E ciò a dispetto dei limiti della legge e, ancor più seriamente, a dispetto della scarsa capacità di riforma della politica italiana. Tramite il referendum si è abbattuto anche in Italia il tabù dello stato unitario di tipo ottocentesco e inizia la riorganizzazione dell’unità nazionale attraverso nuove forme e all’interno della frontiera europea. La nuova legge, conferendo maggiori e reali poteri alla periferia, causerà sicuramente scosse costituzionali e politiche ben più forti di quanto molti immaginassero, ma non è sicuramente in grado di governare un simile complicato processo.

La riforma dell’ordinamento statale che il referendum ha comportato è, dunque, solo l’inizio di un percorso di cui non è possibile prevedere esito e durata. È questa, appunto, la via italiana al federalismo.

Salvatore Massaiu

Recensioni: "La cucina futurista" di Marinetti

Sia detto subito e senza mezzi termini il libro “ La cucina futurista” di Filippo Tommaso Marinetti non è un libro che si compra per imparare a cucinare, infatti, le ricette proposte sono, il più delle volte, immangiabili se non addirittura riluttanti. Il libro ha il grandissimo merito di illustrare la cultura legata al periodo fascista e al movimento del futurismo italiano che vede proprio in Filippo Tommaso Marinetti uno degli esponenti di maggior spicco.

Ma rilegare l’esperienza futuristica alla cultura provinciale italiana è strettamente riduttivo. Infatti, il movimento futurista ha influenzato artisti famosissimi non solo in Italia ma in tutto il mondo. Si può parlare, infatti, dell’ultimo movimento italiano di respiro veramente mondiale. Ciononostante il futurismo è impregnato di componenti grettamente provinciali e nazionalistiche che riducono il movimento ad aspetti della cultura tipicamente italiana.

Il mito dell’italiano virile viene illustrato nelle bellissime pagine contro la pasta definita come cibo che fa ingrassare e svirilizza. La scienza alimentare moderna, che esalta la dieta mediterranea, vede nella pasta e nell’olio d’oliva le componenti più salutari di detta dieta e scredita i futuristi. Le uova, cibo virile per eccellenza, abbondano in moltissime ricette (il colesterolo non era ancora di moda), mentre la presentazione di molti cibi assume una chiara connotazione erotica. Il desiderio dell’impero si vede nell’uso strano del caffè e dei datteri. I datteri vengono proposti riempiti di acciughe salate: una combinazione insolita che non ho ancora trovato il coraggio di assaggiare.

Gustosissima invece la parte dedicata al lessico futuristico: basti pensare che la parola “bar” viene sostituita con “quisibeve” o “cocktail” con “polibibita”. Naturalmente l’italiano non è l’islandese dove la terminologia moderna viene tradotta tutta sulla base dell’antico patrimonio linguistico norreno, e l’esperimento futurista non ha dato frutti. Il libro ha un valore grandissimo per comprendere molti aspetti del clima culturale che il fascismo ha generato e per capire l’arte moderna. Ottima la prefazione di Andreas Viestad ed accurata la traduzione di Steinar Lone.

Si tratta quindi di un ottima strenna per gli amanti dell’arte e della cultura italiana e mondiale e di un pessimo libro per chi si diletta in cucina.

Il libro: “La cucina futurista” di Filippo Tommaso Marinetti, edizione norvegese Spartacus forlag, 2001, traduzione di Steinar Lone con prefazione di  Andreas Viestad.

ADT

Diventare socio è facile, basta versare la quota associativa sul nostro conto!

Quote associative:

Famiglia Nok 400, Singolo Nok 300, Pensionati Nok 200.

La quota associativa può essere versata a mezzo:

- Postgiro 787805 52947

indice

Condanna

Pensioni a regime internazionale

La via Italiana al federalismo

Recensioni: La cucina futurista di Filippo Tommaso Marinetti

 

© AIN - L'Aurora, tutti i diritti riservati.