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numero 4 - anno XI

(Luglio- AGOSTO 2002)

La doppia cittadinanza 

Di Antonio Domenico Trivilino

Un'integrazione vera prevede anche il godimento di tutti i diritti civili quali il diritto al voto ed ad essere eleggibili non solo nelle elezioni comunali , come accade qui in Norvegia, ma anche nelle elezioni parlamentari nazionali. Molti di noi hanno conservato, con orgoglio, la cittadinanza italiana perché l'acquisizione di quella norvegese comporta automaticamente la rinuncia a quella italiana. Molti di noi sono vissuti in Norvegia per tanti decenni, hanno un coniuge norvegese , figli e nipoti nati e cresciuti in Norvegia e considerano questo Paese come la loro seconda patria. Molti desierebbero naturalizzarsi norvegesi senza però rinunciare alla cittadinanza italiana. L'accordo bilaterale realizzato in questi giorni tra la Repubblica Federale Tedesca e la Repubblica Italiana apre la strada della doppia cittadinanza per i cittadini tedeschi residenti in Italia e, naturalmente, per i cittadini italiani residenti in Germania. È facile prevedere che sicuramente ci saranno altri accordi bilaterali di questo tipo in particolare con gli altri Paesi dell'Unione Europea e l'Italia. La nostra situazione è particolare perché la Nazione che ci ospita, dopo ben due referendum popolari, ha deciso di rimanere in quella specie di limbo politico che si chiama Spazio Economico Europeo. Attualmente, dato il numero esiguo delle nazioni aderenti e la loro scarsa importanza, sembra essere dimenticato da tutti a favore della più importante Unione Europea. Ci auguriamo che la nostra Rappresentanza diplomatica faccia tutto il possibile affinché anche gli italiani residenti in Norvegia possano avere la doppia cittadinanza. Questa è una premessa necessaria per un'integrazione veramente completa.

Un norvegese con Garibaldi

Paul Egede Nissen partecipò nella spedizione dei mille

di Luigi Di Ruscio

Adam Egede-Nissen nato a Levanger nel 1868 morto nel 1953 è stato segretario del Partito Comunista Norvegese dal 1923, in pratica dalla fondazione del partito, sino al 1946. Ha ricoperto diverse cariche pubbliche, sindaco e per molti anni deputato al parlamento norvegese. Il padre di Adam Egede-Nissen, Paul Egede-Nissen medico militare, ha partecipato alla spedizione dei mille nel 1860, in seguito portò sempre con orgoglio sulla divisa militare la medaglia della spedizione. Nel libro di memorie di Adam Egede-Nissen "ET LIV I STRID" edito da Cappelens nel 1945 si racconta che Adam Eged-Nissen era tipo militare, autoritario, piccolo di statura ma "forte come un orso", come medico era molto bravo, morì di cancro a 56 anni. Vorrei saperne di più di questo garibaldino padre del primo segretario del Partito Comunista Norvegese, queste succinte notizie le ho ricavate dal libro di Adam Egede-Nissen "ET LIV I STRID" e da voci sulle enciclopedie norvegesi. La cosa meriterebbe una ricerca meno superficiale, in ogni modo farà piacere sapere che nella lotta per l'unità della patria messa ora in discussioni dalla lega di Bossi c'è stato con anche un garibaldino norvegese. (Facciamo nostro il desiderio di Luigi Di Ruscio ed invitiamo i nostri lettori in possesso di notizie più dettagliate sulla partecipazione di Paul Egede-Nissen alla spedizione dei mille di volercele cortesemente comunicare).

L'ultima raccolta

Proprio in questi giorni Luigi Di Ruscio ha pubblicato "L'ULTIMA RACCOLTA", prefazione Francesco Leonetti, editore Manni. Riportiamo volentieri, in attesa di pubblicare una recensione, un brano del suo libro

Per fare un quadro basta poco, con la paletta spalmo a caso i colori sulla tela e magari ci piscio pure, il mio genio è che tutte ste porcherie me le comprano, così mi fu detto ed è impossibile fare la stessa cosa con le lettere nostre, scrivere è cosa complessa, scagliare lo spirito nostro sulla carta. Uscire dal reparto di notte dopo aver respirato per tante ore la puzza infernale delle vasche piene di acido solforico, respiro l'inferno e magari ritorno a casa camminando sulla neve nuova soffice e immacolata, solo le orme mie sulla neve, mi volto a guardarle. Nella cristallinità dell'aria e scende una neve soffice, asciutta, basta scrollarsi e te ne liberi, oppure quando nella tela dei ragni brilla una brina splendente, se dopo la pioggia la temperatura scende a molti gradi sotto zero l'erba gelata come aghi di ghiaccio sfavillanti ai raggi di un sole bassissimo all'orizzonte. La brina che assembra sua sorella bianca e tutto è duro impenetrabile in estrema chiarezza, oppure in notte tiepida di una giornata di una precoce primavera e camminando per il solito sentiero ti accorgi che il filo di tela di ragno ha toccato la tua fronte, come se un bellissimo ragno argentato volesse preparati una tela bellissima dove tu passi tutti i giorni oppure scorgi nel solito pantano un rospo con la bocca acquosa. Sono stato fortunato dalla finestra vedo tutti i nostri tramonti. Cercando di vedere il tramonto in maniera copernicana mi viene una leggeva vertigine, come erano salde le mie gambe piantate sulla menzogna.

Riunione della Commissione dei CGIE a Stoccolma

Per La Commissione Continentale per i Paesi dell'Europa dell'Africa del Nord si è riunita a Stoccolma il 6-7 giugno 2002 per discutere il seguente ordine del giorno: Giovani di origine italiana in Europa e nel Mediterraneo;1. Stato delle strutture consolari italiane nelle nazioni di competenza della Commissione.La riunione, eccellentemente organizzata dal Consigliere del CGIE Cecconi, è stata presieduta dal Vice Segretario d'area Giovanni Farina alla presenza del Segretario Generale Franco Narducci, coadiuvato dal Segretario Esecutivo Cons. Amb. Mario Ferdigotto. Prima di affrontare il tema dei giovani, la Commissione ha approvato all'unanimità un Ordine del Giorno con il quale chiedeva al Ministro degli Affari Esteri di intervenire sulla RAI par la criptazione dei programmi, in particolare le trasmissioni riguardanti i mondiali di Calcio.Il dibattito sul tema dei giovani è stato impostato dalla relazione del Consigliere del CGIE Padre Tassello cui hanno fatto seguito le relazioni della D.ssa Grazia Mirabella per la Danimarca e del Dott. Francesco Duraturo per la Norvegia. Il dibattito è stato ampio e con numerosissimi interventi. Alla fine la Commissione ha approvato un Ordine del Giorno con cui impegna il CGIE a presentare al Governo e al Parlamento formale richiesta di organizzare una Conferenza dei Giovani italiani e di origine italiana nel Mondo.Nella seconda giornata dei lavori, la Commissione ha affrontato le problematiche della rete consolare. La dettagliata relazione del Ministro Marsili nonché l'intervento del Ministro Mantovani hanno contribuito ad individuare le presenti difficoltà con cui si confrontano i servizi consolari. Nell'Ordine del Giorno approvato dalla Commissione si sottolinea quindi la necessità di valorizzare la cooperazione con i COMITES, si auspica che la riforma del MAE meglio risponda alle esigenze dei cittadini, si chiede che le assunzioni dei contrattasti destinati all'aggiornamento dell'anagrafe consolare siano gestite con massima trasparenza privilegiando le assunzioni in loco, si invita a mettere in atto soluzioni idonee ad ovviare inefficienze strutturali, si chiede infine che l'attuale Disegno di legge di estensione della validità del passaporto da 5 a 10 anni, attualmente all'esame del Senato, possa venire al più presto approvato.In chiusura di riunione, la Commissione, dopo aver preso atto che la prossima riunione si terrà in Svizzera, ha partecipato ad un incontro con la collettività italiana nel corso di un ricevimento nella residenza dell'Ambasciatore d'Italia a Stoccolma Vinci Gigliucci.


Intervento del Dott. Francesco Duraturo - Norvegia

La dimensione linguistica dei giovani di origine italiana in Norvegia e prospettive per il rilancio e la diffusione della lingua e cultura italiane all'estero.

Ringrazio anzitutto gli organizzatori della riunione ed il consigliere Oscar Cecconi per avermi invitato a intervenire nei lavori della Commissione. Questo mio intervento si propone di offrire qualche materia di riflessione sulla dimensione culturale e linguistica dei giovani di origine italiana in Norvegia, che spero possa essere utile in una fase di rielaborazione degli strumenti governativi dei quali l'Italia si avvale per esportare la propria cultura linguistica, tecnica, artistica, scientifica e letteraria. 

L'intervento si articola in due parti. La prima parte contiene un panorama storico del contesto nel quale si sono sviluppati i processi formativi dei nostri giovani. La seconda parte si propone di formulare una cornice teorica per l'interpretazione dell'identità culturale e linguistica dei giovani di origine italiana in Norvegia. La conclusione di questo intervento è quella di tanti altri interventi: si spera di riuscire a dare un contributo a sostegno delle ragioni che giustificano una risposta alla domanda, di natura politica, del perché promuovere all'estero l'immagine dell'Italia come di un paese moderno, tecnologicamente avanzato e notevole esportatore di cultura tecnica e scientifica. 

L'emigrazione italiana in Norvegia è un'appendice dell'emigrazione in Svezia alla cui storia rimando per le grandi linee. Tuttavia mentre in Svezia si è assistito alla formazione di comunità italiane di una certa consistenza, in Norvegia, dato l'esiguo numero dei nostri connazionali, nonché la loro dispersione sul territorio, non si è mai arrivati alla formazione di una comunità consistente tale da poter costituire un gruppo sociale di pressione per il mantenimento di alcune componenti fondamentali delle proprie tradizioni culturali e linguistiche. Quando negli anni sessanta il movimento migratorio italiano in Norvegia sembrava assumere dimensioni di massa, i nostri connazionali si ritrovavano nella sede della Caritas. Era il periodo dei "degos", appellativo dispregiativo con cui venivano chiamati. 

Significativamente istituzioni missionarie come la Caritas rappresentavano allora un rifugio contro l'intolleranza e la discriminazione. La logica che s'imponeva era infatti quella di un programma sociale-assistenziale, mirante alla tutela e alla dignità della persona, di là dai diritti formali pure garantiti dallo Stato norvegese. In questa logica la comunità italiana assolse ad una funzione terapeutica fino agli inizi degli anni settanta. 

Durante gli anni settanta, buona parte dei nostri immigrati lasciò la Norvegia per altri paesi oppure rientrò in Italia. I pochi rimasti si dispersero "integrati" nella maggioranza, in genere coniugati con cittadini norvegesi. 

Negli anni ottanta fu dato avvio ad un progetto di revisione della Convenzione tra l'Italia e la Norvegia in materia di sicurezza sociale. Nel corso del vasto processo del negoziato in atto tra i due Stati, gli italiani in Norvegia avvertirono l'esigenza di porsi come organo di consultazione e di confronto e pertanto si costituirono in Associazione. Tuttavia lo sviluppo degli accordi a livello comunitario rese meno prioritarie le trattative bilaterali con successivo abbandono del progetto di revisione. La nascente Associazione si sciolse sotto la spinta della demotivazione. 

Intanto il clima politico degli anni ottanta, influenzato dalla consistente immigrazione extraeuropea, invogliava la Norvegia ad un superamento di una politica decisamente assimilatoria verso gli immigrati e alla introduzione nella programmazione scolastica di un riconoscimento del multiculturalismo sociale e promozione delle lingue minoritarie. In queste circostanze, gli italiani in Norvegia, superata la fase discriminatoria che ora si riversava sui nuovi immigrati extraeuropei, trovavano nel clima di multiculturalismo un'occasione di rilancio del prestigio della propria origine. 

Nel 1992 nasceva una nuova Associazione con lo scopo di sostenere proposte dirette alla trasformazione pluralistica della società norvegese attraverso iniziative propositive del ruolo degli italiani in Norvegia e appoggio allo sviluppo di scuole bilingui. Il principale motivo a sostegno di queste proposte va ricercato nella consapevolezza che l'insegnamento dell'italiano ai giovani di origine italiana era in gran parte un fallimento per mancanza di sufficiente motivazione sia da parte dei genitori che dei figli. L'offerta d'italiano nelle scuole pubbliche si trova in una posizione meno privilegiata nel panorama delle altre lingue dei paesi più industrializzati, dal momento che, fatta parziale eccezione per il turismo, l'Italia non attira l'interesse della Norvegia. 

Non mancano tuttavia organizzazioni private che gestiscono corsi d'italiano extrascolastici. Nei locali dell'Associazione ha operato per un breve periodo il Patronato INCA. La presente Associazione si trova ora in difficoltà economiche in quanto il Comune di Oslo non dà più contributi alle associazioni dei paesi dello Spazio Economico Europeo. Tuttavia essa continua la pubblicazione del suo organo in lingua italiana L'Aurora e mantiene aperto un sito su internet. 

L'Aurora rileva intanto nel numero di gennaio-febbraio del 2002 che l'ammontare degli italiani in Norvegia dispersi su tutto il territorio nazionale è modesto. Secondo i dati dell'Ufficio Centrale di statistica norvegese, al primo gennaio del 2000 gli italiani in Norvegia erano 1219 (829 uomini e 390 donne). Secondo i dati della Cancelleria consolare di Oslo, gli iscritti all'AIRE sono all'incirca 2800. La discrepanza tra i dati si giustifica col fatto che i cittadini in possesso della doppia cittadinanza non vengono registrati come italiani nelle statistiche norvegesi. 

Fin da quando nel secolo scorso il movimento emigratorio italiano assunse dimensioni di massa, i pochi italiani che si stabilirono in Norvegia non hanno mai costituito un gruppo sociale con componenti culturali proprie in grado di sopravvivere nel tempo perché stretto dal vincolo della comune appartenenza. Non esiste una discendenza di immigrati italiani in Norvegia. Un nonno italiano oppure una nonna, ovvero entrambi, non costituisce nel giovane di terza generazione una componente fondamentale di identificazione culturale e linguistica. Negli italiani che oggi espatriano e che si stabiliscono in Norvegia, l'interesse per l'associazionismo tradizionale è pressoché inesistente. Per cui mentre da un lato i vecchi modelli di aggregazione sociale si esauriscono, dall'altro non se ne producono di nuovi, eccetto che nella cerchia delle amicizie personali. I lavoratori alle dipendenze di imprese italiane, che permangono in Norvegia per periodi di tempo limitati, hanno scarsissimi rapporti con i connazionali residenti permanenti. 

II 

Fino a quando l'immigrazione in Norvegia non assunse dimensioni di massa negli anni ottanta con i flussi immigratori da paesi extraeuropei, la politica norvegese nei confronti degli immigrati ha avuto un atteggiamento sostanzialmente assimilatorio. La reazione degli italiani in Norvegia a questa politica decisamente assimilatoria si risolse in un atteggiamento di tacita accettazione. L'inserimento e l'emancipazione sociale in questo paese poteva essere solo garantito dal pieno possesso della lingua e della cultura norvegese nonché dalla riqualificazione professionale. D'altra parte la risposta alla domanda "Perché trasmettere la lingua e la cultura italiana ai nostri figli?" sembrava tanto ovvia quanto inutile. L'insegnamento dell'italiano veniva considerato, e a tutt'oggi considerato, di norma come un provvedimento affettivo-famigliare, irrilevante sia per il resto della comunità italiana che per la carriera del giovane dato che serve poco per trovare lavoro. 

In assenza di una politica di informazione sull'Italia moderna, sull'importanza dell'Italia come nazione trainante dello sviluppo industriale e tecnologico europeo, il discorso sull'insegnamento dell'italiano si esaurisce sul piano emotivo dell'identità personale. Del resto, il superamento della politica assimilatoria in Norvegia, con l'introduzione di elementi di bilinguismo nella programmazione scolastica, non si è sufficientemente strutturato pedagogicamente per essere considerato produttivo. Lo scopo è quello di facilitare attraverso l'insegnamento delle lingue minoritarie l'inserimento dell'alunno nella scuola, che resta fondamentalmente monoculturale. 

La società norvegese non ha ancora modificato, a tutt'oggi, un sostanziale atteggiamento assimilatorio. In quanto alla validità dei corsi d'italiano extrascolastici, ci sono non pochi dubbi. Questi corsi infatti non essendo inseriti nel curricolo scolastico norvegese, non offrono alcuna possibilità di essere coordinati con gli approcci metodologici del sistema d'insegnamento ufficiale. In pratica la metodologia in essi applicata potrebbe addirittura contrastare con quella praticata nella scuola locale. Inoltre, fattore importante e particolarmente sensibile nei bambini e nei giovani, questi corsi sono totalmente privi di interesse per gli amici di tutti i giorni e hanno insito il pericolo di associare l'insegnamento dell'italiano alla condizione di immigrato. 

Bisogna poi tener conto del fatto che spesso c'è divario tra il tipo di cultura presente nei libri di testo della scuola locale e i testi pubblicati nei paesi d'origine. E non è un fatto scontato che i giovani cresciuti in Norvegia siano disposti a recepire l'approccio culturale dei testi scolastici elaborati nel contesto culturale italiano. Le ragioni, che hanno suggerito agli italiani in Norvegia di non trasmettere ai propri figli una tradizione culturale e linguistica pur prestigiosa, riflettono l'aspirazione di facilitarne la carriera scolastisca fino ai più alti livelli di formazione attraverso il pieno possesso della lingua e della cultura locale. E' ormai da tempo che queste ragioni, sia in Italia che all'estero hanno un ruolo centrale nel discorso sull'emigrazione. 

Meno evidenti sono forse le ragioni che renderebbero utili lo studio dell'italiano e l'interesse per la realtà italiana fuori dall'Italia. In altre parole, la domanda che si pone è se lo studio dell'italiano e la conoscenza della realtà italiana possano diventare un punto di forza nella formazione del giovane in quanto rappresentano un veicolo di studio e una via d'accesso ad un patrimonio tecnologico, industriale, scientifico, artistico, storico e letterario di una nazione che occupa un posto di primo piano tra i paesi economicamente sviluppati. 

L'Italia rappresenta oggi un principale centro d'irradiazione economico-culturale con vistose realizzazioni in tutti i campi, tuttavia l'immagine che ne ricava rispetto alle altre aree avanzate del mondo appare piuttosto riduttiva. Se si suppone che in Norvegia viene presentata l'immagine di un paese allo sfacelo, si capisce pure perché la cultura tecnologica-scientifica, letteraria e artistica italiana non trova adeguata considerazione, ma per converso svalutazione e noncuranza. 

Questa prospettiva è particolarmente interessante in quanto il mantenimento o recupero di una identità linguistico-culturale dei nostri giovani si identifica con la necessità di trovare il modo di correggere l'immagine a dir poco distorta della realtà italiana. A fronte del dinamismo creativo dell'economia, della scienza, della tecnologia, e della cultura italiana in genere, manca una oculata e differenziata scelta degli strumenti adatti a portare avanti un'informazione più completa sul nostro paese. 

I nostri emigrati che hanno superato sia le difficoltà dell'inserimento in una società straniera, sia la condizione d'inferiorità nel rapporto con gli indigeni, possono avere un ruolo molto importante per attivare e sviluppare la presenza dell'Italia nei mercati culturali dei paesi di residenza. Il conseguito inserimento dei nostri immigrati negli strati medi della società norvegese, l'accresciuto livello di sicurezza economica, l'elevazione culturale delle famiglie in genere predispongono i nostri giovani ad una riscoperta dell'Italia e della sua cultura come grande serbatoio di competenze in tutti i settori del sapere umano. 

Perciò tra i fattori trainanti della rivalutazione dell'immagine "Italia" potrebbero esserci, a parer mio, i giovani di origine italiana, che integrati nelle strutture sociali ed economiche della Norvegia, possono stimolare, con articolate strategie d'intervento, maggiore interesse per l'Italia negli operatori culturali locali. In tal senso possono fare da supporto per la diffusione di più musica italiana, più letteratura italiana, più tecnologia italiana, più films italiani , … in pratica più Italia. E, per induzione, più italiano nelle scuole pubbliche.

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Editoriale

La doppia cittadinanza di Antonio Domenico Trivilino

Norvegia

Riunione della Commissione dei CGIE a Stoccolma

La dimensione linguistica dei giovani di origine italiana di Francesco Duraturo

Cultura

Un Norvegese con Garibaldi Di luigi Di Ruscio

L'ultima raccolta Di luigi Di Ruscio

 

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