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numero 3 - anno X

(marzo - aprile 2001)

Chi ci difende?

Martedì 31 luglio 2001 la corte del Tingrett di Gøteborg, Svezia, ha condannato a due anni e mezzo di reclusione ed a 10 anni di estradizione il cittadino italiano, residente in Norvegia da 17 anni, Luigino Longo per violenze commesse durante le manifestazioni di protesta contro la riunione dei dirigenti dei paesi aderenti al Mercato Comune Europeo del giugno scorso tenutasi a Gøteborg. Secondo l’articolo di Sissel Henriksen : «Politiet trenger Syndebukken» (La polizia ha bisogno di un capo espiatorio) Klassekampen 28 luglio 2001 si tratta di una condanna scontata per dare una dimostrazione dell’efficenza e della forza dello stato svedese. Pur non entrando nel merito sulla colpevolezza o sull’innocenza del Longo che si è sempre dichiarato innocente, ci sono alcuni punti che ci fanno riflettere. Nell’articolo citato, di cui riportiamo un pezzo per comodità solo in traduzione italiana, si legge che Luigino Longo risiede in Norvegia da 17 anni, ma è cittadino italiano. Ciò significa che la Norvegia non può impegnarsi nel suo caso e l’Italia non vuole. La giornalista Sissel Henriksen ci ha confermato, in una conversazione telefonica, alla nostra precisa domanda che non si tratta di un’accusa generica contro le autorità italiane ma che la famiglia di Luigino Longo ha chiesto aiuto all’Ambasciata d’Italia in Svezia e si è sentita rispondere che la Svezia non è un paese del terzo mondo e pertanto uno stato dove i diritti degli imputati sono tutelati.

L’articolo citato riporta che il dibattimento si è tenuto in svedese e la corte ha preteso che le dichiarazioni dell’imputato fossero fatte in italiano e poi debitamente tradotte. Ma la Corte e la pubblica accusa si esprimevano in svedese senza che ciò venisse tradotto in italiano. Noi non conosciamo il grado di padronanza della lingua svedese del signor Longo ma deduciamo dal fatto che la Corte abbia voluto che parlasse in italiano che il suo svedese non fosse buono. La lingua norvegese, anche se le due lingue sono affini, non è quella svedese.

Come può l’Ambasciata d’Italia in Svezia dire che i diritti degli imputati sono tutelati in Svezia quando una persona viene condannata senza neppure capire il dibattimento per cui viene condannato? Inoltre non si tratta di un reato comune ma uno con chiare connotazioni politiche. In quanti casi è prevedibilissimo che gli imputati abbiano bisogno di assistenza da parte delle autorità dei loro rispettivi paesi affinché il processo si svolga in un modo corretto e non sia una tragica farsa.

Inoltre, secondo la convenzione scandinava, molto più vecchia di quella dello Spazio Economico Europeo e del Mercato Comune Europeo ma tuttora vigente, un cittadino straniero che viene espulso da uno dei paesi scandinavi (Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia) viene espulso da tutti i paesi scandinavi. Ciò significa che Luigino Longo dopo aver scontato la detenzione dovrà lasciare la Norvegia dove ha la famiglia , secondo l’articolo citato anche una figlia minorenne a carico, il lavoro e la casa. A nostro avviso non si può condannare un’intera famiglia per una colpa, ammesso che colpa ci sia stata, di un singolo componente.

La nostra domanda è semplice : chi difende i nostri interessi di italiani residenti all’estero in questi casi? Anche in questo campo, come per esempio il diritto al voto, abbiamo la netta sensazione di essere cittadini di serie B. Ci auguriamo di ricevere una risposta per iscritto dall’Ambasciata d’Italia in Svezia o dal Ministero degli Affari Esteri, o, perché no, dal Ministro per gli italiani nel Mondo onorevole Mirko Tremaglia.

ADT

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