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numero 2- anno XIII

(marzo - aprile 2004)

Capire la Norvegia 


 

L'alba del dialogo 

Di Federico Venzi 

La lontananza geografica e le differenze culturali non rendono sempre facile il dialogo tra i norvegesi e la gente mediterranea. A questo proposito vi propongo il seguente dialogo, tratto dal libro "Norvegia, l'Europa alla porta" (1995). 

Il dialogo si svolge nella città di Trondheim, tra il giornalista italiano Zenone Sovilla (*) (che ha scritto il libro), l'ingegnere ecologista francese Bertand, e la sociologa europeista norvegese Kristin, che simboleggiano un pò l'incontro Europa-Norvegia. Leggiamo…. 

Già nei nostri primi incontri, rotto il ghiaccio, ci confrontavamo animatamente sui norvegesi e sui loro paradossi, abbozzando paragoni ardui e acerbi con la gente delle Alpi o del Mediterraneo. Poi è esploso il dibattito europeo, un torneo oratorio ricco di amenità che alla fine ha assassinato le nostre discussioni: eravamo sempre d'accordo. Le lunghe sedute davanti a un cappuccino o a un tiramisù. Le interminabili camminate sulle montagne rotonde del Trøndelag. Le notti gelide nei piccoli rifugi autogestiti. Le passeggiate sugli sci da fondo con innumerevoli pause per uno spuntino tra i pini, tra fette di pane imburrate e caffè bollente dal thermos, come da copione norvegese. 

Tutte occasioni per mettere sul vetrino del microscopio europeo quella società così semplice eppure così complessa... Disse Bertrand, una notte: "A volte ho la sensazione che i norvegesi siano così innamorati della loro terra, del loro ordine, della loro libertà, della loro casa, del loro formaggio, da rischiare di sottovalutare la terra, l'ordine, la libertà, la casa e il formaggio degli altri". 

Cominciammo così a discorrere dell'apparente difficoltà a rompere il ghiaccio con i norvegesi, della fatica a trovare il giusto registro comunicativo. Kristin ci diede un'occhiata fulminea, che in pochi attimi si trasformò in uno sguardo quasi caritatevole. "Certo, è facile essere un pò sfortunati sul piano dei rapporti sociali, ma attenti a non generalizzare". 

La guardai appoggiandole una mano sulla spalla: "Niente paura, Kristin. Ma tu che ne dici, non c'è almeno un piccolo segnale in questa, diciamo, indifferenza difensiva che mi pare di cogliere qua e là?". "Sai, secondo me bisogna cercare di capire la formazione culturale di molti norvegesi, il relativo isolamento storico, il loro rapporto immaginario con le grandi nazioni protagoniste, le grandi società che stanno fuori dei confini, mentre quassù quattro milioni di persone siedono serene sui loro barili di petrolio e lasciano all'elite politica il compito di rappresentarli nel mondo. Se hai la sensazione che a volte ti ignorino può essere perchè, in un certo senso, ti temono, inconsciamente; non perchè si sentono talmente superiori da non degnarsi di dialogare con uno come te. Certo, questo atteggiamento di fondo può far scattare un meccanismo di autodifesa che si presenta in superficie come arroganza e pienezza di sè". 

Kristin mi guardava con aria quasi materna e sembrava voler aggiungere qualcosa, quando Bertrand la interruppe: "Beh, mi sembra che in sostanza tu sia d'accordo con lui, chiamala un pò come vuoi, ma alla fine, alla base, ci sarebbe una certa mancanza di fiducia nei propri mezzi. O che altro?". 

Kristin per un attimo fissò il soffitto. Poi, consegnò ai posteri la storica frase: "Ragazzi, ricordiamoci che determinare una tendenza sociale significa esaminare un'insieme di fattori, anche opposti tra loro. E non basta farne una media". 

"Vuoi dire che se una fetta di società soffre di insicurezza ce n'è un'altra che soffre di alterigia bella e buona?", disse Bertrand un pò stupito. 

"Qualcuno può ignorarti perchè non osa, teme di sbagliare l'approccio nei tuoi riguardi, di mancarti di rispetto travolgendoti di domande. Altri semplicemente non ci hanno mai pensato e lasciano fare al caso. Altri ancora non vedono perchè dovrebbero instaurare un dialogo con te, che hai ben poco da insegnare loro, come del resto hanno imparato a scuola tra mille accentuazioni dei valori norvegesi e un'attenzione marginale all'estero (come del resto testimonia tristemente anche il mondo della ricerca universitaria nelle facoltà umanistiche). In generale, se vogliamo fare confronti con l'Europa del centro-sud, è diverso il concetto del rapporto con gli altri, ma sono diverse soprattutto le formule che lo esprimono nella vita quotidiana. Può darsi che il messaggio che si cela dietro dieci parole secche di un norvegese, nelle intenzioni, sia lo stesso formulato da un centinaio di frasi compiacenti di un italiano. È soprattutto una questione comunicativa più che di valori fondamentali; possono mancare le parole, ma questo non significa necessariamente che sia minore l'impulso verso gli altri", si accalorava Kristin. 

Io, nel frattempo, cercavo di esprimerle la mia perplessità, la sua spiegazione non mi convinceva del tutto: "Devi ammettere che, spesso, può esserci una sovrapposizione tra forma e sostanza in questi ambiti. Voglio dire che la differenza non sta solo negli stereotipi comunicativi. Quando uno mi travolge con presunti ridimensionamenti al ribasso della mia presunta appartenenza (dalla pizza agli spaghetti), cioè della mia identità o di ciò che lui scambia per tale, dev'esserci una dimensione culturale alle spalle. Ti pare che se io incontrassi un norvegese a Venezia, esordirei ricordandogli il trionfo della staffetta italiana di sci di fondo alle Olimpiadi di Lillehammer o la vergogna della caccia alla balena?". 

"Beh, vedi, sono convinta che quelle persone di cui parli siano agli estremi, anche se è chiara la tendenza sociale a ritenere l'estero qualcosa di implicitamente peggiore della Norvegia. Scarseggia la capacità di osservare la questione con uno spirito maggiormente relativista, si riuscirebbe così a capire meglio le altre società e a instaurare un rapporto più equilibrato con la loro pretesa diversità negativa. La quale, non di rado, è semplicemente il frutto di pregiudizi". 

Bertrand interruppe Kristin con uno sguardo che tradiva un'intesa profonda tra i due. Toccava a lui concludere l'analisi: "Vedi, i norvegesi talora hanno anche ragione a diffidare delle altre nazioni. Ma anche nei pochi casi che potrebbero giustificare questo scetticismo, bisognerebbe tener conto di quanto sia più facile far funzionare le cose in una società piccola e fondamentalmente molto omogenea come questa: la cultura dominante si estende su tutto il paese, sia pure con una differenza tra città e aree periferiche. Il senso di appartenenza e di dovere sociale, frutto del retaggio puritano e nazionalromantico che ha radici nell'indipendenza raggiunta nel 1905 e sboccia nella socialdemocrazia, contribuisce sia a limitare i conflitti reali nella società sia a rendere più arduo il rapporto con le vere diversità, come gli stranieri meno compatibili (i non luterani, i non nordici, i casinisti), soprattutto quando l'incontro avviene per forza, fuori della porta di casa". 

"Devi anche tener conto - continuò Kristin - che, su questo piano, almeno due fattori hanno un ruolo primario e contrapposto: il patriottismo e il relativo isolamento storico. Entrambi sono fondamentali come collante sociale, ma possono avere un effetto di chiusura nei riguardi degli altri, di quelli che non sono come noi. Una reazione talora inconscia, talora no. Qui il patriottismo, la bandiera, diciamo pure il nazionalismo, sono simboli quasi esclusivamente positivi, il che crea un contrasto al confronto con Paesi come la Germania e l'Italia, dove gli stessi simboli sono visti con maggiore scetticismo. Allo stesso modo è più normale per un norvegese porsi il problema degli stranieri immigrati senza che questo porga il fianco a processi politici alle intenzioni: una società meno abituata ai forestieri si sente in diritto di reagire senza porsi problemi di rispetto per questi ospiti di altra nazionalità. Semplicemente perché discutere ogni secondo giorno l'inesistente ma temutissimo fenomeno della predominanza degli stranieri nelle statistiche sulla criminalità non è visto come mancanza di rispetto, ma come sacrosanto esercizio di autodifesa comunitaria. Poco importa se, nella migliore delle ipotesi, si tratta di prevenzione. E nella peggiore, di tempo perso ad alimentare la xenofobia e la diffidenza. Che sono sempre in agguato. Se prendiamo il rapporto con l'Europa meridionale, a esempio, un norvegese può immaginare il sole e la cultura imponente. Un altro può immaginare società caotiche e incontrollate, dove le leggi sono meno leggi di qui. E tutti e due possono giustamente verificare che il concetto di egualitarismo è diverso: laggiù le differenze sociali sono più marcate, qui le classi sono definite in modo più blando. La competizione sociale è minore, la concorrenza tra le persone per un trenta all'università o per un posto di lavoro importante sta crescendo ma non è ancora agguerrita come altrove. Il senso del dovere sociale è probabilmente più radicato, ma in questo sistema si esprime in modo meno caloroso, spesso indirettamente e non necessariamente nei rapporti interpersonali: pago le tasse, perchè sono parte di una comunità nella quale bisogna aiutare gli altri e rispettare la legge. Qui siamo tutti uguali, abbiamo tutti gli stessi diritti. Almeno in apparenza". 

(*) Zenone Sovilla, giornalista, è nato a Belluno nel 1964. Ha lavorato al Gazzettino di Venezia e all'Adige di Trento. Dal 1990 al 1995 si è occupato della Scandinavia come corrispondente free-lance, tra l'altro, per La Stampa, L'Espresso, il Giornale Radio Rai, il Corriere del Ticino, la Radio Svizzera Internazionale. Attualmente è responsabile culturale all' Adige di Trento e creatore/direttore della casa editrice 'Nonluoghi Libere edizioni' (www.nonluoghi.org) 

 


Associazione 

Si cercano autisti volontari 

Sicuramente ci sono italiani nella zona di Oslo che desiderano partecipare alle attività della nostra Associazione ma, per motivi di età, non partecipano. Non è facile muoversi nella città di Oslo d'inverno. Spesso è la paura a tenere in casa alcuni dei nostri connazionali anziani, paura di cadere, paura di essere malmenati nella metropolitana. Per spezzare questo isolamento cerchiamo autisti volontari disponibile ad andare a prendere a casa questi nostri amici, portarli in Associazione e poi riportarli a casa una volta al mese. Il lavoro deve essere di puro volontariato perché le finanze dell'Associazione sono magre, ma l'Associazione rimborserà volentieri le spese per la benzina. 

Si prega di voler comunicare il vostro interesse ad essere prelevati il venerdì o se potete essere disponibili come autisti scrivendo alla nostra associazione o telefonando ad Antonio D. Trivilino al numero 22 60 37 01, di sera. 


Le nostre attività

Una serata memorabile 

Come per incanto, venerdì 27 febbraio, la nostra sede si è trasformata in un elegante salotto della "belle epoque". La magia è stata operata dalla voce e dalla chitarra di Giuseppe Chiarello che ha proposto una carrellata di romanze tostiane, alcune delle quali registrate su un cd cantate sempre dallo stesso Chiarello, ma un Chiarello più giovane con accompagnamento di pianoforte. Oltre alle romanze di Francesco Paolo Tosti la prima parte conteneva aree di Verdi e di Vivaldi. La seconda parte del programma comprendeva canzoni classiche delle primissime edizioni del Festival di Sanremo e, non potevano mancare, canzoni napoletane. Durante la seconda parte Lamberto Jolly ha fatto da seconda voce e seconda chitarra. Lamberto ci ha regalato poi alcuni deliziosi stornelli romani. Si è trattata di una serata veramente eccezionale. Grazie. 

Grazie pure a Danilo Rini per l'impeccabile servizio e grazie alla signora Marit Trivilino che ha "addolcito" la serata con degli ottimi pasticcini. Potete riascoltare in casa la musica di Giuseppe Chiarello acquistando i due cd, uno con le romanze e l'altro con musica napoletana. 

Giuseppe Chiarello e la sua chitarra. 

Lamberto Jolly & Giuseppe Chiarello 


Lettere

Efficienza all'Ambasciata d'Italia ad Oslo 

Riportiamo con vivo piacere la lettera inviataci dal nostro socio Luigi Di Ruscio riguardante l'ottimo funzionamento della Cancelleria consolare. Ricordiamo che il nostro giornalino è a disposizione di quanti desiderano fare delle critiche, specialmente se positive, sul funzionamento delle nostre Istituzioni in Norvegia. 

"Ieri 9 febbraio 2004 sono andato al consolato italiano a rinnovare il passaporto, novità assoluta, il mio passaporto è stato rinnovato in poco meno di un quarto d'ora. Sono residente in Norvegia dal 1957, mai vista tanta celerità e gentilezza. Spero che questa celerità e gentilezza non dipendano dal fatto che gli impiegati al consolato sono cittadini norvegesi. Speriamo tutti in un'Italia meno burocratica e più veloce, sarebbe brutto che per queste cose occorra l'aiuto degli stranieri. Intanto non c'è altro da fare che ringraziare gli attuali addetti al consolato italiano per la loro bravura, celerità e gentilezza. Bravi! " Luigi Di Ruscio


Italiani nel mondo 

Chico Scimone, musicista di un gruppo folcloristico di Taormina, si è esibito più volte ad Oslo e molti italiani residenti in Norvegia lo conoscono di persona. 

92 ANNI E SICILIANO: SCALA A PIEDI L'EMPIRE STATE BUILDING DI NEW YORK NEW YORK

aise - Chico Scimone è il nome dell'arzillo vecchietto siciliano di novantadue anni, che ancora una volta ha scalato gli ottantasei piani dell'Empire State Building di New York.Scimone ha partecipato, infatti, per la tredicesima volta, all'annuale gara di velocità per la salita a piedi del grattacielo newyorkese, alto trecentoventi metri, per un totale di 1.576 gradini. Una bella impresa, dunque, per l'intrepido Scimone, che nonostante sia arrivato ultimo, ha concluso il percorso in soli 43 minuti e 25 secondi, ricevendo gli applausi più calorosi della folla lì raccolta. Per la cronaca, i vincitori sono stati Rudolf Reiberger per gli uomini e Andrea Mayer per le donne, entrambi austriaci, il primo in 10 minuti e 37 secondi, la seconda in 12 minuti e 8 secondi. 

 


 

Leon Battista Alberti 

Il sesto centenario della nascita di Leon Battista Alberti sarà celebrato con moltissimi Convegni ed altre manifestazioni in Italia, anche L'Aurora vuole ricordare con poche righe questo genio italiano. Leon Battista Alberti nacque a Genova nel 1404, figlio illegittimo di Lorenzo Alberti, membro di una ricca famiglia di commercianti fiorentini esiliati da Firerenze per motivi Politici nel 1382. Leon Battista Alberti è l' autore del progetto del Tempio Malatestiano a Rimini, del campanile del duomo di Ferrara, della chiesa di S. Andrea a Mantova, del Palazzo Rucellai a Firenze e responsabile del compimento della chiesa di S. Maria Novella sempre a Firenze. Viene considerato uno dei più grandi architetti del secolo. Teorico dell'architettura scrisse il De re aedificatoria, 1452, opera importantissima che gli diede fama di Vitruvio della nuova architettura Scrittore in lingua latina e volgare, letterato, architetto , archeologo ; teorico delle arti figurative( autore di trattati di pittura, il "De pictura", 1435,poi tradotto da lui stesso in volgare col titolo Della pittura, di scultura "Della statua" , matematico, scienziato, musicista: raccolse in sé le doti dell'uomo nuovo del Rinascimento, l'"uomo universale", il cui ingegno e versatilità gli consentivano di primeggiare negli ambiti culturali più svariati . Leon Battista Alberti morì a Roma nel 1472.

Diventare socio è facile, basta versare la quota associativa sul nostro conto!

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