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numero 2 - anno XI

(marzo- aprile 2002)

Dove stiamo andando? 

Immigrazione, integrazione e diritti democratici nell'Europa del dopo 11 settembre 

Di Antonio Domenico Trivilino

Un vento di xenofobia soffia sempre più forte in tutta l'Europa e neanche la pacifica Scandinavia ne resta immune. Le recenti elezioni politiche danesi si sono svolte in un clima avvelenato dal problema dell'immigrazione e dell'integrazione degli stranieri già presenti nella Danimarca. Le leggi in materia in Danimarca erano già dure, adesso sotto la spinta del partito populista di destra diretto da Pia Skjergaard, si stanno creando leggi ancora più severe tanto che l'ONU ha pregato il Ministro danese per l'Integrazione di rivedere le nuove norme in quanto in contrasto con una serie di convenzioni internazionali ratificate dalla Danimarca. In precedenza lo stesso Ministro aveva dichiarato di voler approfittare della presidenza danese nell'Unione Europea per "esportare" le leggi danesi sull'emigrazione in tutti i Paesi dell'Unione. L'esperienza ci ha insegnato che quello che succede in Svezia e/o in Danimarca arriva puntualmente, dopo un piccolo lasso di tempo, anche qui in Norvegia. Infatti anche qui in Norvegia ci sembra che la situazione degli stranieri sia peggiorata. Sotto la spinta emotiva del recente omicidio perpetrato in Svezia, dove un padre di origine curda ha ammazzato la figlia per motivi cosiddetti "d'onore", anche il partito di sinistra SV ha preso delle posizioni così dure contro gli immigrati da essere persino rimproverato dal partito della destra populista Fremskritsparti per eccesso d'intransigenza.

Si discute, sul modello danese, di rendere forzato l'insegnamento del norvegese. Sorvolando gli aspetti legali, ci chiediamo se si possa costringere delle persone adulte ad imparare una lingua contro la loro volontà; o quelli strettamente pedagogici per cui sarebbe praticamente impossibile apprendere una lingua sotto la spinta della costrizione, vogliamo sottolineare che sembra strano che anche il partito SV abbia dimenticato che ci sono code interminabili di gente desiderosa di voler apprendere il norvegese ma che non trova posto nelle scuole. 

Il problema principale è la mancanza di insegnanti qualificati e di strutture. Questo problema non lo si risolve costringendo gli stranieri ad apprendere il norvegese tramite una legge. Inoltre moltissimi stranieri, in particolare quelli del terzo mondo, hanno grandissime difficoltà per entrare in contatto con i norvegesi. Secondo alcune ricerche ci sono immigrati che nell'arco di un anno non hanno mai parlato con dei norvegesi. Molti sono disoccupati nonostante la buona qualificazione. È facile intuire che il luogo di lavoro è uno dei posti migliori per apprendere la lingua e per entrare in contatto con i norvegesi. In altre parole il posto ideale per l'integrazione.

In questi giorni il ministro della Giustizia, Einar Dørum, che si autodefinisce liberale, ha dichiarato pubblicamente che i cosovari e gli immigrati dell'ex Jugoslavia rappresentano una minaccia per la sicurezza del Regno norvegese. Ci sembra stranissimo che un ministro della giustizia, che per giunta si dichiara liberale, non abbia capito che uno dei pilastri delle democrazie occidentali sia il fatto che si è responsabili solo e solamente delle azioni che ogni singolo individuo compie e non delle azioni compiute da nuclei famigliari, o da intere popolazioni di appartenenza. Il problema della criminalità organizzata esiste è deve essere combattuto ma non lo si combatte additando al pubblico un'intera nazione. Bisogna colpire i criminali con leggi patrimoniali che li privano dei loro sporchi profitti. Inoltre ci permettiamo di ricordare che la polizia norvegese è praticamente inesistente dove ci sono ampi gruppi di immigrati e non dispone nel suo organico che di un piccolissimo gruppo di funzionari di origine straniera.

I dolorosi fatti dell'11 settembre hanno aperto anche in Norvegia la strada verso la creazione di leggi speciali che per combattere il terrorismo limiteranno i diritti di tutti i cittadini, in particolare di quelli stranieri, specialmente se di religione islamica. La libertà e la democrazia devono essere difese ma non con leggi che in pratica uccidono la libertà e la democrazia.

Un italiano che ci fa onore 

Francesco Negri: primo "turista" della storia a Capo Nord

di Luigi Di Ruscio

Il primo turista che si è recato sino a Capo Nord in pieno inverno, è un italiano Francesco Negri nato a Ravenna nel 1624, figlio unico di una famiglia molto ricca. Studiò teologia, filosofia, geografia e astronomia. Nel 1663 intraprende un lungo viaggio in Scandinavia che lo porterà sino a Capo Nord. Il viaggio sino a Capo Nord fu fatto in pieno inverno, partì da Bergen il 3 ottobre del 1664, il viaggio fu eseguito con slitta e a barca aperta. Durante il viaggio si dedicò alla caccia e alla pesca e forse fu il primo che introdusse nel resto dell'Europa gli sci. Nel 1666 ritorna in Italia e tra il 1691-1693 fa stampare una piccola pubblicazione "IL GENIO VAGANTE" dove vengono sommariamente descritte per la prima volta le vicende del viaggio. Nel 1700 invece, dopo la morte del Negri, viene pubblicato a Padova il "VIAGGIO SETTENTRIONALE". Il libro è in latino e contiene la descrizione dettagliata del viaggio e inizia con questa frase: "Io mi trovo in una landa deserta posta agli estremi confini del mondo". Parte di questo libro è stato tradotto in norvegese dal professor Ludvig Daae che iniziò a pubblicarlo nel 1888 nei numero 136-, 137-, 139-, 146 di "Historisk Tidsskrift". Il libro di Negri è di estrema importanza per gli storici norvegesi, perché descrive aspetti della vita sociale del nord Norvegia che sarebbero rimasti ignoti, buona parte di quello che conosciamo della vita sociale del nord Norvegia lo si deve a un italiano, Francesco Negri che va giustamente ricordato nella nostra rivista.

Il sottoscritto Smerri 

Anticipazione dell'ultimo libro di Luigi di Ruscio d'imminente pubblicazione presso l'editore Manni di Lecce

...Il discorso lo Smerri lo iniziò in maniera strana e pomposa, teneva la mano sul petto come Napoleone, scandiva bene ogni parola. Calmo e tranquillo lo Smerri nonostante il caos in cui si inoltrava ed ecco il referto completo dell'ultima parte del discorso che avrebbe dovuto onorare i ratti: È da notare che i ratti e gli scarafaggi e i pipistrelli sono innocenti e prenderai a simbolo del male non è giusto, notare anche che la distinzione assoluta tra il bene e il male è di origine manichea, in verità in tutti i mali c'è anche il bene e in ogni bene c'è anche il mare (?), perfino il massimo dell'orrore, lo sterminio degli ebrei ha un istante di positività, ha dato agli ebrei finalmente una patria ed anche questa positività ha il lato negativo, gli stermini del popolo palestinese. Perfino il razzismo e l'antisemitismo ha un grano di positività: ha rafforzato l'identità degli ebrei che stavano assimilandosi, cioè stavano per sparire come ebrei. Forse il meglio è l'osservazione obbiettiva dei fatti senza nessunissima intromissione moralistica. Che fare? Niente! Non c'è da fare più niente. La vita umana o disumana che sia non è eterna, sono finiti i dinosauri finiranno anche gli umani ed è inutile incazzarsi. Mantenere le distanze dal reale che sarà anche razionale o irrazionale, il problema è di riuscire a sopportarlo per tutta la durata della nostra vita, notando però che ogni gentilezza verso il prossimo nostro aumenta e allunga la vita gaia d'ogni uno di noi. Il meglio è che il caos delle nostre esistenze prenda l'aspetto di una commedia assurda, tutto si è capovolto anche Cristo. È detto giustamente che la metafora delle radici non dovrebbe riguardare gli umani ma solo il mondo vegetale, gli umani si spostano senza nessuna conseguenza al contrario delle piante gli uomini si spostano senza morire anzi spesso si spostano per stare meglio, è detto giustamente che il problema delle radici e della identità biologica porta direttamente verso il razzismo e il nazismo e portano a considerare che le nostre relazioni sociali e i legami tra noi non contano niente, infatti la identificazione in una ideologia rivoluzionaria contava più di tutte la problematica delle radici, contava più di tutta la nostra identità biologica o religiosa che sia. Perfino la globalizzazione ha la sua positività, non tiene nessunissimo conto delle radici e delle identità biologiche o nazionali e la globalità sembra che assomigli alla descrizione fatta nel "manifesto comunista" del momento rivoluzionario del sistema borghese, alla globalizzazione capitalista dovrebbe contrapporrai l'internazionalismo del movimento che si contrappone alla globalizzazione capitalista, oppure è meglio non fare assolutamente niente. Accettare il consiglio di mia nonna, che mi diceva di iniziare a preoccuparmi del mondo solo quando il sangue comincia a scolare dalle fessure dalla porta di casa. E il Signor Smerri dopo aver detto tutto questo rimase pensieroso si fece prendere dai dubbi e alla fine disse: Forse è meglio dire tutto il contrario di quello che ho detto e perfino tutto il contrario sarebbe sbagliato forse il meglio è non dire più niente.

Attacco allo stato di diritto Italiano

Di Erik Sagflaat (erik.sagflaat@dagsavisen.no)

Il conflitto di interessi tra il presidente del consiglio e l'uomo d'affari Silvio Berlusconi è stato risolto con una legge che fa si che non vi sarà più alcun conflitto di interessi - nel senso giuridico. Come presidente del consiglio potrà il preoccupante e onnipotente Berlusconi continuare a favorire le sue imprese. 

I fatti italiani sono preoccupanti. É a buon ragione che i giudici e i procuratori del paese hanno adesso iniziato a marciare nelle strade in protesta contro il seppellimento dello stato di diritto. Trovano anche sostenitori tra sempre più italiani, perlomeno quella parte della popolazione che non si è ancora fatta stordire dalla massiccia propaganda in favore di Berlusconi e i suoi nei canali televisivi italiani totalmente controllati da Berlusconi. 

La gravità della situazione è stata sottolineata in parlamento quando la nuova legge sul conflitto di interessi è stata approvata trionfalmente. Il portavoce della sinistra Luciano Violante ha ammonito Berlusconi contro l'usare la vittoria alle elezioni per alterare le leggi. Si è riferito al fatto che nonostante tutto non è molto tempo fa che il dittatore Mussolini arrivò al potere vincendo un'elezione. L'opposizione parlamentare ha giovedì sera (28 feb., NDR) abbandonato l'aula prima della votazione, che avrebbe perso in ogni caso. Una misura eccezionale attuata per non conferire alcuna forma di legittimità alla nuova legge. 

Il risultato è che Berlusconi può mantenere il controllo sui giganteschi gruppi aziendali e società di investimento che gestiscono le reti televisive private, dominano l'editoria, possiedono banche e attività imprenditoriali. Il conflitto d'interessi non si può più invocare, sebbene continui ad esistere manifestamente. Per esempio, una delle imprese di Berlusconi è stata scelta per attuare la grande campagna di informazione prima dell'introduzione dell'Euro. I messaggi pubblicitari del governo sono stati tradizionalmente assegnati in egual misura a canali pubblici e privati. Da quando il Governo Berlusconi è in carica, la quota ai canali di Berlusconi è improvvisamente salita al 70 percento. In un discorso all'associazione degli editori all'inizio dell'anno Berlusconi ha promesso sussidi al settore. Una proposta sicuramente gradita dall'editore Berlusconi. 

La nuova legge sul conflitto d'interessi è il culmine di una serie di modifiche al diritto penale. Anche quelle vanno nella stessa direzione: serviranno per eliminare la possibilità di citare in giudizio Berlusconi, i suoi compagni, i suoi partner, e i suoi amici di partito per corruzione, concussione, crimini economici e di complicità con la mafia. Tra gli altri, il falso in bilancio non sarà più reato. E laddove non arriverà la depenalizzazione ci penseranno le probabili prescrizioni a garantire che Berlusconi conservi in ogni caso la sua libertà. 

Gli sviluppi della situazione italiana sono sinistri. È molto pericoloso lasciare tanto potere ad una persona così palesemente senza scrupoli e assetata di potere. Una persona che controlla il governo, il parlamento, ed i mezzi di comunicazione. Solo il sistema giudiziario ha mantenuto un a briciola di indipendenza, ma è adesso sotto costante attacco da parte di Berlusconi e soci. Va avanti in Italia una campagna massiccia per trasformare anche le aule di giustizia in strumenti ubbidienti. Per gli altri Paesi Europei ci sono tutte le ragioni per seguire le vicende italiane con la massima attenzione. 

(Dagsavisen, sabato 2 marzo 2002 traduzione di Salvatore Massaiu)

Legge Berlusconi

In un qualsiasi altro paese occidentale i disegni di legge che sono attualmente in votazione in Italia sarebbero inimmaginabili. Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e la sua maggioranza parlamentare farà, con ogni probabilità, approvare una legge che mette una pietra sopra la separazione tra potere pubblico e privato. Il magnate dei media e della finanza Berlusconi eviterà pertanto di dover consegnare ad altre persone o autorità il controllo delle sue televisioni mentre lui siede a Palazzo Chigi. Il procedimento parlamentare stesso è stato tanto indegno quanto l'esito legislativo, che ieri non è stato altro che una mera via di fuga formale. Prima della votazione l'opposizione di sinistra ha abbandonato la sala in protesta, mentre i parlamentari verdi vestivano un naso di Pinocchio per mostrare la loro opinione circa la verità delle argomentazioni della maggioranza. Tale intensità dialettica verrà naturalmente mitigata dal mezzo di comunicazione preferito da Berlusconi, la televisione. Ma come strumento parlamentare la lingua di Dante e Petrarca dovrebbe essere stata abbastanza efficace. Berlusconi ha ulteriori modifiche legislative in programma. Grazie all propria risolutezza e alla debolezza dell'opposizione avrà verosimilmente successo in una manovra ingegnosa per archiviare determinate cause che pendono contro di lui nelle aule di giustizia. Si tratta di accuse di evasione fiscale e altri crimini economici. Il rispetto della classe politica in Italia non è mai stato troppo alto. Non è certo un azzardo prevedere che il disprezzo per i politici sarà ancora maggiore nel Paese il giorno in cui il governo di Berlusconi giungerà a termine, ed il suo contributo personale a ciò sarà stato sostanziale. 

(Aftenposten, articolo redazionale, sabato 2 marzo 2002, traduzione di Salvatore Massaiu)

Grazie amici di Frederikstad

Riportiamo con tristezza la lettera inviataci dal presidente dell'Associazione "AMICI D`ITALIA" di Fredrikstad. Ci consola il fatto che l'eredità di questa associazione non andrà dispersa ma arricchirà il comitato della Dante Alighieri di Halden-Sarpsborg-Fredrikstad. Ci sentiamo onorati di poter dire di aver avuto rapporti di amicizia e di collaborazione con gli "Amici d'Italia" ed ad essi porgiamo un caloroso ringraziamento e tanti auguri in seno alla Dante 

L`Associazione"AMICI D`ITALIA" è stata fondata esattamente il 19 gennaio 1985. L'ideatrice ed animatrice la signora Sidsel Sparre di Fredrikstad. Alla prima riunione si presentarono 6 persone, tutte norvegesi, ma ancor prima del 1990 i soci raggiunsero la sessantina con 6 incontri annuali. Nel 1995 abbiamo celebrato, nello spazioso locale messo a disposizione dalla chiesa cattolica di Fredrikstad, i primi dieci anni di vita della nostra Associazione. parteciparono fra soci e non soci oltre cento persone. Fra questi c'era anche l'allora ambasciatore d' Italia in Norvegia Antonio Badini che ci ha onorati con la sua presenza e con delle buone bottiglie di vino ed altri regali Il sottoscritto ai quei tempi ne era il vicepresidente e nel 1997 fu eletto, e poi rieletto presidente fino ai nostri giorni. Quest'anno, dopo votazioni due quasi unanime, abbiamo deciso di entrare in seno al comitato della Dante Alighieri di Halden-Sarpsborg-Fredrikstad. Questo avverrà ufficialmente la sera del giovedì 6 giugno con una festa d'addio e di "passaggio". 

Marco Bau

I cinquant'anni dell'Istituto Italiano di Cultura ad Oslo

L'Istituto Italiano di Cultura in Oslo compie i suoi primi cinquant'anni. È estremamente difficile valutare l'operato dell'Istituto a favore della diffusione, della promozione e vendita della cultura italiana in Norvegia. Indubbiamente anche noi italiani residenti in Norvegia abbiamo fruito in misura differente, ma sempre in modo positivo, della presenza dell'Istituto. Un'iniziativa notevole è stata intrapresa per festeggiare questo compleanno. La creazione di una collana di traduzioni di opere italiane moderne. Il titolo della collana è "Italienske ord i Norge" (Parole italiane in Norvegia). Per il momento sono stati pubblicati due volumi : Dacia Maraini "Mayers tredje kone", titolo originale "La terza mogli di Mayer", traduzione norvgese di Mette Synnøve Bråtthe e Guido Morselli "Dissipatio HG" con il medesimo titolo originale, traduzione norvegese di Tor Fotland. Si tratta di due splendide traduzioni, non stupisce quella del Fotland che sicuramente è uno dei migliori traduttori dall'italiano e erede spirituale del grandissimo Magnus Ulleland di cui è stato allievo, ignota allo scrivente la Bråthe. Ci ha stupito che si tratta di una collana di traduzioni senza testo a fronte. Crediamo che a causa della mancanza assoluta di traduzioni con il testo a fronte una collana del genere sia la benvenuta. Ci permettiamo inoltre di suggerire la traduzione de "Il Palmiro" di Luigi Di Ruscio. Questo non solo per ovvii motivi biografici, come molti sanno Luigi Di Ruscio, nostro socio e collaboratore del nostro giornalino, vive in Norvegia da oltre 50 anni, ma perché l'opera merita di essere presentata al pubblico norvegese. Per conoscere meglio l'opera del Di Ruscio si prega di consultare il sito internet http://digilander.iol.it/fabriziovenerandi/luigidiruscio.htm e il nostro sito internet (home.no.net/italiani/) alla pagina "Italiani in Norvegia". Ad ogni modo facciamo i più cari auguri all'Istituto Italiano di Cultura: cento di questi giorni. ADT

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Dove stiamo andando? di Antonio Domenico Trivilino

Cultura

Un italiano che ci fa onore Di Luigi di Ruscio

Il sottoscritto Smerri Di Luigi di Ruscio

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Attacco allo stato di diritto Italiano Di Eric Sagfaat (Dagsavisen)

Legge Berlusconi Da Aftenposten

In Norvegia

Grazie amici di Frederikstad

I Cinquant'anni dell'Istituto di Cultura ad Oslo

 

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