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numero 1 - anno XII

(GENNAIO-FEBBRAIO 2003)

Versate la vostra quota

Di Antonio Domenico Trivilino

GVersate la vostra quota Di Antonio Domenico Trivilino I versamenti a favore del nostro sodalizio sono stati particolarmente scarsi per il 2002. La partecipazione dei soci, a parte le serate dove ci sono state manifestazioni specifiche, è stata bassissima. Rischiamo seriamente di chiudere sia per motivi strettamente finanziari e/o per mancanza di partecipazione. Le manifestazioni non si fanno da sole. Dopo oltre dieci anni non abbiamo festeggiato il Natale con il tradizionale cenone. Noi non abbiamo la capacità di creare falsi bisogni, al massimo siamo in grado di soddisfare dei bisogni reali. Se gli italiani residenti in Norvegia, in particolare nella zona di Oslo, non sentono il bisogno di incontrarsi con altri italiani per una discussione civile non sarà certamente la nostra sede a creare questo bisogno. L'esperienza ci ha insegnato che le nostre associazioni hanno un ciclo quasi fisiologico: nascono, crescono e muoiono. Tra una nascita e l'altra c'è un periodo senza che ci sia una nostra voce. Molti lettori hanno fatto proprio il detto napoletano: "e a me che me n' importe, je tenche a capa toste". Non è ancora troppo tardi per invertire questa tendenza negativa: per rinnovare la vostra adesione basta versare la quota associativa tramite il conto nr. 787805 52947, non dimenticate di scrivere il vostro nome in modo leggibile e la causale "Iscrizione 2003", o pagare direttamente a mano alla nostra cassiera Celine Retvik. Fare delle inserzioni sul nostro giornale e/o nel nostro sito internet (banner) sono anche modi di sostenere l'associazione. La nostra edizione elettronica viene letta da moltissimi italiani residenti in Italia che per un motivo o per un altro sono interessati alla Norvegia. In particolare da italiani che hanno deciso di trascorrere una vacanza in Norvegia. Molti dei nostri lettori on-line sono norvegesi o residenti in Norvegia. L'esistenza della nostra Associazione è legata al vostro contributo ed alla vostra attiva e fattiva partecipazione.

Il Guerriero Impaziente

di Valerio Tosi

PCon l'avventura irakena, gli Stati Uniti si trovano in una situazione pericolosa. Peggiore della follia maccartista, dello sbarco alla Baia dei Porci a Cuba, potenzialmente piu' disastrosa della guerra perduta in Vietnam. E' in gioco il futuro della loro stessa democrazia. I diritti e le libertà per cui l'America è stata invidiata nel mondo cominciano ad essere sistematicamente violati. Gli uomini della CIA hanno avuto l'autorizzazione ad usare la tortura sui prigionieri nelle basi di Bagram e di Guantamano. Ciò nonostante Bush dice, come fosse a diretto contatto col buon Dio, che gli USA sono il regno del Bene e che l'Irak è il regno del Male. I marines devono portare agli irakeni libertà e democrazia. Seduto nella sua poltrona nella stanza ovale Bush batte i piedi come un ragazzino stizzito e dice che è "stanco e nauseato" di Saddam e delle lungaggini degli ispettori dell'ONU. "Il tempo è scaduto" dice. Sembra aver bisogno di un pretesto per scatenare l'attacco. Il ritrovamento nel deserto di "testate chimiche" (come le hanno subito battezzate la stampa e la TV) deve averlo profondamente deluso. Si tratta, infatti, di proiettili d'artiglieria calibro 122, ma vuoti e inoffensivi. Troppo poco per la "pistola fumante" voluta da Bush. Ma forse non sarà difficile un giorno o l'altro far trovare agli ispettori qualche proiettile pieno di batteri, opportunamente nascosto in una duna del deserto. Al di là della propaganda delirante, le vere ragioni dell'imminente guerra sono semplici. La disgrazia di Saddam è di possedere il secondo maggior giacimento di petrolio nel mondo. La disgrazia degli Stati Uniti è quella di avere un gruppo dirigente direttamente legato al petrolio. Qualche esempio: Bush prima di diventare presidente ha diretto le compagnie petrolifere Arbusto Bush Exploration e la Harkon Oil Company. Dick Cheney prima di diventare vice presidente dirigeva la Halliburton Oil Company. Condoleza Rice, consigliere strategico di Bush, prima dirigeva la Chevron. 

Bush non lo ammetterà mai, ma la verità è che gli USA vogliono il petrolio irakeno. Per questo si apprestano a scatenare la guerra. Se Saddam non avesse il petrolio potrebbe torturare e fucilare i propri sudditi a suo piacimento, e Bush non muoverebbe un dito. Altri dittatori lo fanno ogni giorno, in Turchia, in Pakistan…ma questi sono paesi amici e alleati degli USA e non meritano quindi neppure un rimprovero. Infine dietro il petrolio c'è l'imperativo della crescita dell'economia americana, che ora è in grande affanno: una buona ragione per fare la guerra. Dopo aver portato nel Golfo 200.000 soldati, decine di navi e migliaia di aerei Bush non ha bisogno di un pretesto, per la semplice ragione che non può più tornare indietro. Egli sa, da buon americano, cosa può capitare al grande cowboy che parte al galoppo e torna al "saloon" senza il corpo del nemico legato al cavallo.

Il successo dei vini italiani in Norvegia

di ADT

Grazie alla loro qualità e prezzi concorrenziali ed una attenta ed efficace opera di supporto da parte dell'ICE i vini italiani si sono attestati al secondo posto per vendita, dopo quelli francesi e prima di quelli cileni che nel 2001 erano al primo posto, nel mercato norvegese. Per la prima volta ci sono moltissimi vini dell'Italia centro-meridonale e per la prima volta nel "listino rosso" del Vinmonopolet A/S (l'azienda parastatale norvegese che vende gli alcolici in regime di monopolio quasi assoluto) c'era una pagina dedicata ai vini abruzzesi per la gioia dello scrivente. Il "listino rosso" contiene 1000 nomi di vini provenienti da tutto il mondo e sono I vini che si possono acquistare in quasi tutti i punti vendita del Vinmonoplet A/S. Le strade per essere inseriti nel "listino rosso" sono molteplici ed è complicato spiegarle Ma in modo di restarci è semplicissimo: il mercato viene diviso in otto segmenti in relazione al prezzo di vendita del vino e bisogna vendere almeno il 2% del segmento di appartenenza per restare nel listino. Il "listino rosso" viene aggiornato tre volte all'anno. In un paese dove la pubblicità per gli alcolici è giustamente vietata gli acquisti che noi italiani residenti in Norvegia facciamo hanno un valore enorme, per alcuni tipi di vini può essere addirittura determinante. Allora ricordiamoci di essere tutti ambasciatori dei nostri vini, ne possiamo essere orgogliosi.

Le Ogive vuote

Di Valerio Tosi

--Hai sentito ? Hanno trovato delle ogive in Irak. Non sono archi a tutto sesto di architettura gotica, ma ogive di proiettili! Le hanno trovate gli ispettori dell'ONU. 

--Finalmente, ecco il casus belli, la prova che mancava! 

--Ma le ogive erano vuote! 

--Appunto, pronte per essere riempite di gas nervino. --Veramente non mi sembra una prova. 

--Perché fai cosi il difficile? La CIA sa che Saddam possiede armi proibite e sa anche dove sono. 

--Dove sono? Sarà meglio informare gli ispettori! --E no! Segreto militare! Troppo semplice, sono gli irakeni che devono dirlo. --Secondo me è necessario un casus belli più convincente. 

--Non c'è problema! Cosa ci vuole a nascondere in qualche luogo nel deserto, magari nella non flying zone, una qualche bombetta chimica o batteriologica, e poi farla scoprire agli ispettori? Non ricordi il caso del golfo del Tonkino, che segnò l'inizio della guerra del Vietnam? 

--Ho ancora un dubbio. Perché mai l'Irak non dovrebbe aver diritto a una qualche bombetta nucleare, visto che anche Israele ce l'ha? 

--Ma è semplice! Perché Israele è buono e Saddam è cattivo. 

--Veramente Sharon non è tanto buono con i Palestinesi! 

--Ho capito che sei un ingenuo. Non sai che l'Irak ha delle riserve immense di petrolio? 

--Già è vero, non ci avevo pensato. Adesso ho capito. 

--Il problema è che non si può più aspettare. Ci sono 200.000 soldati, navi da guerra, aerei da bombardamento, elicotteri nella zona del Golfo, e costano un sacco di soldi. Non si può tornare indietro a mani vuote e poi Bush è stufo, e con la stagione calda e' più faticoso fare la guerra, o no? 

--A proposito di soldi il Pentagono stima in 100 miliardi di dollari il costo della guerra, ma i più realisti parlano addirittura di 2000 miliardi di dollari, più di due volte il PIL italiano. E poi ci sono le vittime civili e i danni. 

--Non fare anche tu questi discorsi! Le vittime civili sono solo gli effetti collaterali della guerra. E poi per il costo, tu dimentichi ancora il petrolio irakeno. Non sarai mica anche tu un pacifista? E poi ricordati che questa guerra si fa in nome della pace. 

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Editoriali

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Il guerriero impaziente di Valerio Tosi 

Il successo dei vini italiani in Norvegia di ADT

Le ogive vuote di Valerio Tosi

 

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