I due Matteo tra il Grillo. Gli innovatori della politica italiana: in meglio o in peggio?

Dopo tanti anni di malgoverno, di scandali, di politica vecchia, corrotta ed incapace, non è strano che una gran parte degli italiani volti le spalle alla politica. Infatti alle ultime elezioni regionali, l’astensionismo ha raggiunto addirittura il 60%, mentre il restante 40% dei cittadini ha abbandonato i partiti ed i leader politici tradizionali, rivolgendosi verso la “protesta pura”, oppure verso il “giovanilismo”.

“Protesta pura”, cioè rifiuto di tutti i politici, di destra, di centro e di sinistra, auspicando di dare il potere unicamente in mano ai cittadini. Questa posizione, rappresentata dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, negli ultimi tempi un po’ in calo ma non troppo, sembra aver iniziato un processo più collaborativo verso il governo, seppure restando su posizioni fortemente critiche.

“Giovanilismo” significa invece il rifiuto di tutto ciò che è vecchio, ormai da rottamare, unito a dinamismo, velocità, decisionismo, con l’obbiettivo di poter cambiare il nostro Paese.

Matteo Renzi, il “rottamatore” appunto, incarna perfettamente queste caratteristiche, ed infatti, da “semplice” Sindaco di Firenze, in breve tempo ha preso il comando del Partito Democratico, e, da ormai circa un anno, il comando della politica italiana: il più giovane Primo Ministro della storia nazionale.

Ma l’avvento di Renzi non ha solo portato un rinnovamento della politica italiana, bensì un vero e proprio stravolgimento. La sua politica, infatti, buona o cattiva che sia, a seconda dei punti di vista, ha comunque ribaltato il significato storico di “sinistra”, che caratterizzava il PD e chi votava quel Partito, le cui priorità storiche sono sempre state la giustizia sociale, i diritti dei lavoratori, la lotta all’evasione fiscale, il concetto che “chi ha di più deve dare di più”, eccetera.

Con l’avvento di Renzi, invece, la priorità e’ innanzitutto la crescita, attraverso facilitazioni all’industria, abbassando ad essa le tasse, e facilitando i licenziamenti (togliendo un importante diritto dei lavoratori: il tanto discusso “articolo 18”). In questa grave crisi economica italiana, una politica di sinistra dovrebbe mettere in pratica il concetto di “chi ha di più deve dare di più”, attraverso quindi una radicale riduzione della spesa pubblica ed anche una dolorosa ma necessaria tassa patrimoniale. Invece la riduzione della spesa pubblica e’ inesistente o minima, e della patrimoniale non se ne parla proprio. Inoltre una politica di sinistra dovrebbe ascoltare i sindacati, ed invece, mai come oggi, i sindacati sono visti da Renzi come un problema, addirittura come un nemico.

Tutto ciò ha portato ad una situazione paradossale: cioè che gran parte di chi votava Berlusconi guarda ora con fiducia e simpatia a Renzi, mentre gran parte di chi votava PD ed una parte del PD stesso, non si sente più rappresentato da Renzi, considerandolo “tutto, ma non di sinistra”. Susanna Camusso, leader della CGIL, il maggior Sindacato italiano, lo ha addirittura paragonato a Margareth Tatcher!

Comunque sia, Renzi rappresenta oggi, che ci piaccia o no, quello che e’ (o che rimane…) del centrosinistra in Italia. Ma cosa e’ successo a tutti quegli italiani che non voterebbero mai a sinistra, e che fino a ieri votavano il loro “idolo” Berlusconi, ormai al tramonto?

È successo che “a destra” e’ nato un nuovo leader, giovane come Renzi, e col suo stesso nome: Matteo, il milanesissimo Matteo Salvini, da un po’ di tempo segretario della “Lega Nord”, che era in crisi dopo numerosi scandali, attribuiti, tra gli altri, al vecchio leader Bossi e al governatore del Piemonte Cota. Salvini è riuscito ad ottenere un ampio successo, sostenuto non solo dai “padani” della Lega Nord, .ma anche da una larga fetta di italiani di ogni regione, con dichiarate simpatie per la destra e l’estrema destra. Con Salvini, in poco tempo, la Lega nord e’ passata da un modesto 4% ad un incredibile 13%, avvicinandosi inesorabilmente a Forza Italia di Berlusconi, in preoccupante calo.

Oggi Salvini ha ambizioni di diventare il leader della destra in Italia. La sua e’ la tipica politica populista dei partiti di destra estrema, come il francese Fronte Nazionale di Marine Le Pen, anch’esso in crescita e molto vicino a Salvini. L’argomento-base e’ sempre quello: il pericolo degli immigrati, accusati di tutto: criminalità di ogni genere, togliere il lavoro agli italiani, nonché minare identità del nostro Paese. Inoltre Salvini, come la Le Pen, sono assolutamente contrari all’Unione Europea e all’Euro, visti come principali cause dei problemi economici nazionali.

In questa grave situazione di crisi economica e sociale che l’Italia patisce, e’ comprensibile il largo consenso che questi partiti populisti ottengono. Nella Storia e’ sempre successo cosi’, e l’avvento del fascismo e del nazismo ne sono le prove concrete.

Riassumendo la situazione politica in Italia, al governo c’è un forte “Partito Democratico”, in coalizione con il “Nuovo Centro Destra” di Alfano, e con la collaborazione di “Forza Italia” di Berlusconi. Quindi non più un PD tradizionale, ma sempre più centrista/“liberale” e sempre meno “socialista”. All’opposizione abbiamo, oltre a piccoli partitini di destra e sinistra, due importanti schieramenti: il “Movimento 5 Stelle” di Grillo (al 18%, ma forse in calo), e la “Lega Nord” di Salvini (al 13%, ma in ascesa), ambedue fortemente critici verso l’Unione Europea e verso l’Euro, ma mentre il Movimento 5 Stelle e’ fuori dalle ideologie “destra e sinistra”, la Lega Nord e’ sempre più rivolta verso l’estrema destra.

Ora sarà compito degli italiani scegliere.

Federico Venzi

( Dicembre 2014)

Federico Venzi
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