Prostituzione Italia – Norvegia

Prostituzione ad Oslo

Che tristezza! Sì, è proprio una tristezza sapere che ancora oggi ci sono delle persone che vendono il loro corpo (ed il loro animo) per vivere. Quale abominio è anche il solo ammettere che ci sia chi, tramite i soldi, possa comperare quanto è più intimo di un essere umano? Eppure, ahimè è così.

E non è vero che è il mestiere più antico del mondo, perché il vero mestiere più antico del mondo è il raccoglitore di frutta, quindi il contadino. Poi il pescatore ed il cacciatore.

Non c’è alcuna giustificazione per questa sorta di mercato umano. Ma c’è chi implicitamente ammette questo scambio. Uno scambio che non è mai alla pari. Non può mai una paga essere proporzionale all’acquisto di quanto è più prezioso per una persona: il suo io.

Tanti pensieri e azioni sono stati rivolti a risolvere questa mesta realtà, ma a tutt’oggi non si è trovato una soluzione. Ancora oggi esiste chi, con i soldi, riesce ad approfittare e svilire le persone svantaggiate che si prostituiscono. In Norvegia è molto sentito il rispetto per la figura femminile e per fortuna la prostituzione è molto limitata, ma ciò non avviene in Italia.

Qualche anno fa sono uscita con la Ronda della carità di Verona a fare il servizio di volontariato per senzatetto e prostitute. Questa associazione usciva tutte le sere dopo le 22 a dare un piatto caldo ai senzatetto, poi si preparava il tè caldo d’inverno e fresco d’estate da portare alle “ragazze” nere che si prostituivano in zona industriale. Sì perché le ragazze, se glielo chiedi, ti dicono che hanno 19 anni, in realtà hanno 16 anni e sono minorenni. Di malattie veneree non sanno nulla, l’AIDS mai sentito nominare, non sanno nemmeno l’italiano se non la parola “basta” che è l’unica che gli ho sentito dire. Le vedi fino a che hanno 23, 25 anni, poi, chissà…Iniziano prima di mezzanotte e “lavorano” fino alle 5 di mattina, poi i loro aguzzini le recuperano. Ovviamente vivono con altre prostituite e conoscono solo altre prostitute.

Non esiste Natale, Pasqua, capodanno, ferragosto, sole, pioggia, neve, bufera.    Nemmeno con il ciclo mestruale smettono. Tutto l’anno, tutti i giorni dell’anno, ad un semaforo in zona industriale con le mini-minigonne ad aspettare i clienti, sperando che non le violentino e non le uccidano. Ogni tanto qualcuna sparisce…   Una volta in ronda mi hanno raccontato di due sorelle. Una, ad un certo punto, non voleva più saperne e ha cominciato a lamentarsi, insomma la settimana dopo erano sparite entrambe.  Vengono da Ghana, Benin city. Vengono adescate in patria con la promessa di un lavoro come domestiche in Europa. Per loro è l’eldorado, soprattutto se vedono la TV e tutti i messaggi falsi trasmessi dai media. Ovviamente c’è chi le inganna, i connazionali soprattutto. Poi arrivano, sperando che non le violentino lungo il tragitto in direzione dell’Europa, arrivano in Italia e si ritrovano senza permesso di soggiorno, quindi illegali (legge Bossi – Fini) senza sapere la lingua e con l’unica possibilità di prostituirsi.

Noi le chiamavamo ragazze senza speranza perché entrano nel giro e non se la cavano più. Poi, anche volessero cambiare lavoro, non sapendo la lingua e non avendo esperienza professionale, possono soltanto fare le pulizie, ma non reggono con la bassa paga rispetto ai soldi che hanno visto girare prostituendosi.

E questa è una realtà, ma un altro caso è quello delle ragazze dei paesi dell’est tipo Ucraina o Bulgaria che vengono vendute dai genitori in difficoltà con la bugia che le mandano in Italia a fare le governanti, poi i loro aguzzini le violentano e le mettono in strada. Sono guardate a vista e minacciate, perché se non ripagano il debito, fanno del male ai loro parenti in patria. Una volta ne ho vista una in posta a Bussolengo, avrà avuto poco più di vent’anni ed era scortata da due brutti ceffi. Non so se me ne sono accorta solo io, ma siccome vivevo sola in una città lontana dalla mia famiglia non ho fatto nulla e ancora oggi mi mordo le mani.

Varie associazioni hanno provato a tirar fuori queste ragazze da questo infelice destino: esiste a Verona un’altra associazione che si chiama Papa Giovanni XXIII che si presta in tal senso, ma gli aguzzini lo sanno e ogni volta che si parla con loro, poi telefonano al cellulare delle ragazze.

Ho molto pensato a cosa sia possibile fare e sono sicura che tanti altri come me hanno fatto le stesse valutazioni. Mi dispiace, ma non ho trovato una soluzione ottimale. Ci sono nazioni, come l’Olanda, in cui la prostituzione è legalizzata e si vedono queste ragazze in vetrina. Sì, saranno al fresco d’estate, al caldo d’inverno, avranno una maggiore igiene, saranno più tutelate, ma mettere il proprio io in vetrina è implicitamente una ammissione a questo “scambio”.

In Norvegia non le ho mai viste, anche se mi hanno detto che le prostitute ci sono anche qua. A volte penso che ci vorrebbe la bacchetta magica, ma secondo me la chiave di volta è la mentalità. Dobbiamo arrivare al punto di ritenere impensabile che ci sia chi con i quattrini può comprare un’altra persona. Sì, perché implicitamente approviamo questa realtà, assecondiamo il vedovo che cerca compagnia, il giovane che è stato lasciato dalla fidanzata, quello che cerca quello che con la moglie non dà. Ma è proprio qui il problema. Non c’è scusa, non c’è giustificazione che tenga di supplizio, alla crudeltà che vivono queste ragazze senza speranza.

Laura Pavan                           

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