Apostolo per la pace fra libere genti. Ernesto Teodoro Moneta, l’Italiano che vinse il Nobel per la Pace

Mariano Leotta

“Forse non è lontano il giorno in cui tutti i popoli, dimenticando gli antichi rancori, si riuniranno sotto la bandiera della fraternità universale e, cessando ogni disputa, coltiveranno tra loro relazioni assolutamente pacifiche, quali il commercio e le attività industriali, stringendo solidi legami. Noi aspettiamo quel giorno…” (Oslo, 25 Agosto 1909)

Se vi dovesse capitare di incamminarvi nei giardini pubblici Indro Mondanelli in Porta Venezia a Milano, potreste scorgere il busto di un Italiano ai più quasi sconosciuto. La sua vita si è svolta in tre fasi. Prima fu un soldato, poi un famoso giornalista, ed infine un fervente fautore della pace. Pochi sanno il nome dell’unico italiano ad aver vinto il Premio Nobel per la Pace, nel 1907 qui ad Oslo.

Ernesto Teodoro Moneta, venne premiato col Nobel a Cristiania, l’attuale Oslo, per un motivo simile a quello per il quale quest’anno è stata premiata (OPCW) l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche. Moneta fu infatti fautore del disarmo degli eserciti, in primis di quello italiano, essendo dell’idea che, col capitale risparmiato, ci sarebbe stata l’opportunità di finanziare maggiormente cultura e istruzione.

Immaginate questo giovane lombardo, che a soli 15 anni vuole arruolarsi nell’esercito per difendere Milano durante le Cinque Giornate, ma non può per la giovane età. Immaginatelo calato nel suo tempo, nell’Ottocento, il secolo dei moti rivoluzionari e delle Unità Nazionali. Immaginatelo tra le file garibaldine. Si accorge, vivendolo, dell’orrore della guerra. Resta sconcertato dall’agonia di 3 soldati austriaci feriti a morte che in quel momento non considera nemici ma uomini. Un episodio che ricorderà per tutta la vita e che sarà uno dei principali motivi della sua successiva impresa pacifista. Lascia la carriera militare e si dedica al giornalismo, ed anche in questo settore esprime tutta la sua passione facendo si che, dopo un anno di collaborazione, diventi direttore de “Il Secolo” (1867), portandone la tiratura da 30 a 100 mila copie.

Alla fine del diciannovesimo secolo sono parecchie le istanze pacifiste, nascono società di soccorso tra le quali la Croce Rossa e Mezzaluna Rossa e nello stesso periodo, lo stesso Moneta, da il suo personale contributo alla nascita dell’Unione Lombarda per la Pace e l’Arbitrato e della Società per la Pace e la Giustizia Internazionale. Nel 1907 viene nominato presidente del Consiglio Direttivo della Federazione delle Società Italiane della Pace ed è proprio in quello stesso anno, il 10 dicembre, che riceve il Nobel per la Pace, con annesso un premio di 95 mila lire che devolverà interamente nelle casse dell’Unione Lombarda.

Nel 1909 Moneta viene qui ad Oslo, al salone dell’Istituto Nobel per la Pace, a tenere una conferenza in francese sul tema “Pace e diritto nella tradizione Italiana”. Nato nel 1933, muore ad 85 anni per una polmonite uno dei 20 premi Nobel italiani.

Di Mariano Leotta

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