Storie nell’ombra – le Donne nella Resistenza

Foto: Paola Garelli (Archivio privato di Maria Silvia Caffari)

Quando parliamo di donne partigiane evochiamo delle ombre. La scarsità di documentazione e un lungo silenzio storiografico hanno reso quasi invisibile la loro presenza nella lotta di Liberazione. La visione della Resistenza come di una guerra che si combatte con le armi, ha relegate il contributo delle donne sullo sfondo. Eppure le donne furono un grande esercito attivo, spesso disarmato. Senza la loro partecipazione, non sarebbe stata possibile la sopravvivenza della Resistenza. Nei mesi successive all’8 settembre furono proprio le donne a fronteggiare la schiera degli affamati, dei senza tetto, dei fuggitivi, delle vite a rischio. Durante la Resistenza furono staffette partigiane, raccoglievano notizie, denaro, viveri e vestiti, offrivano rifugio ai loro figli e ai loro compagni in armi, furono esse stesse combattenti, armi in pugno. Furono incarcerate, torturate, fucilate. Anche a loro dobbiamo la nostra democrazia e la nostra Costituzione. Oggi, purtroppo, non si parla di loro in televisione. Non ci sono oggi fiction televisive che parlano di Tina Lorenzoni, staffetta delle formazioni partigiane dislocate a Firenze, che fu fucilata il 22 agosto 1944 dalle SS dopo crudeli torture. Né si parla di Alberta Cristellon, trentina, che, per aver ospitato soldati in fuga dopo l’8 settembre, fu rinchiusa nel campo di concentramento di Bolzano da cui uscì a fine guerra, e pesava 27 chili. Né si parlerà di Ancilla Marighetto e Clorinda Menguzzato, partigiane del battaglione Gherlenda nel Trentino, coi nomi di battaglia di Ora e Veglia, che furono catturate dai tedeschi e dai fascisti il 19 febbraio 1944 e immediatamente fucilate. Sono solo qualche esempio. Tante furono le donne che durante la Resistenza sacrificarono la loro vita per amore della libertà.

La femmina nell’immaginario televisivo dei tempi nostri, è invece, un essere senza anima che ottiene il successo vendendo il proprio corpo. Gli uomini al potere oggi, uomini senza cultura, sanno di essere in sintonia con una mentalità per lo più maschilista e ancora molto diffusa in Italia. Lo scandalo Ruby, infatti, non ha incrinato in modo significativo il consenso di cui gode Berlusconi. Rinviato a giudizio con rito immediato per concussione e prostituzione minorile, il nostro presidente del consiglio si può permettere di affermare, a commento delle feste orgiastiche al bunga bunga nelle sue ville, “ le donne sono il più bel regalo che Dio fece agli uomini”.

Il mondo ci guarda stupefatto. Ma noi sappiamo che le donne italiane, nella grande maggioranza rifiutano il ruolo di donne oggetto. Le grandi manifestazioni del 14 febbraio, dell’8 marzo e del 12 marzo hanno visto milioni di donne in piazza a rivendicare la loro dignità, a difesa della Costituzione e della scuola pubblica. Saranno queste donne che, come le donne della Resistenza, daranno un contributo decisivo alla rinascita del nostro Paese. In occasione del prossimo 25 aprile, la storia di una donna partigiana esce dall’oblio e qui la proponiamo ai ragazzi e alle ragazze d’Italia.

Paola Garelli, medaglia d’oro al valor militare.

Di anni 28, pettinatrice, nata a Mondovì (Cuneo) il 14 maggio 1916. Dall’ottobre 1943 svolge a Savona attività clandestina; entrata a far parte della Brigata SAF “Colombo”, Divisione Gramsci”, col nome di battaglia di Mirka, assolve compiti di collegamento e di rifornimento viveri e materiali per le formazioni operanti nei dintorni della città. Arrestata nella notte fra il 13 e il 14 ottobre 1944 nella propria abitazione di Savona, ad opera di militi delle Brigate Nere, tradotta nella sede della Federazione Fascista di Savona, venne fucilata il primo novembre 1944, senza processo, nel fossato della Fortezza ex Priamar di Savona, da plotone fascista. Con lei son fucilati anche Giuseppe Baldassarre, Pietro Casari, Luigia Conatto, Franca Lanzone e Stefano Peluffo.

Ecco la lettera scritta alla figlia, prima di essere fucilata:

Mimma cara,

La tua mamma se ne va pensandoti e amandoti, mia creatura adorata, sii buona e ubbidisci sempre agli zii che ti allevano, amali come fossi io. Io sono tranquilla. Tu devi dire a tutti i nostri cari parenti, nonna e gli altri che mi perdonino il dolore che do loro. Non devi piangere né vergognarti per me. Quando sarai grande capirai meglio. Ti chiedo una cosa sola: studia, io ti proteggerò dal Cielo. Abbraccio con il pensiero te e tutti, ricordandovi

La tua infelice mamma

PS: le notizie riportate si trovano nei volumi: ”Ora, Fumo, Tempesta e gli altri” Museo del Risorgimento e della Lotta per la Libertà, Trento – 1994 e ”Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana” Einaudi 1952

Valerio Tosi

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