La scorreggia o scureggia

Mi svegliai alle cinque di mattina forse per il rumore  di una scoreggia che rimase soffocata sotto il dyne invernale. Rimasi a letto per ancora un’ora nel dormiveglia . Già, pensavo, tutti gli animali scorreggiano. L’ippopotamo e la formica, il leone e lo scarafaggio, lo scorfano, la balena e l’acciuga. Anche gli uomini scorreggiano, ma a differenza degli animali, gli uomini si vergognano di scorreggiare. Fin da piccolo l’homo sapiens sapiens si è sentito insegnare che scorreggiare non sta bene. Deve trattenere la scoreggia, appartarsi che nessuno senta e allora può scorreggiare. Badate qui parlo della scoreggia rumorosa, non di quelle silenziose, perfide, rilasciate da individui che non hanno il coraggio delle proprie azioni, vigliacchi. Dice lo Zingarelli “scoreggia: emissione rumorosa di gas intestinali” e il Devoto, più preciso: “emissione rumoroso di gas intestinali dall’ano”. Come si vede nessuno dei due dizionari prende in considerazione la scoreggia silenziosa. Infatti, le sorregge silenziose non sono sorregge ma cose immonde, schifose, dette anche flatulenze: quelle, per intenderci, rilasciate, nelle riunioni di Arcore da Berlusconi.

La vera scoreggia, quella doc, è rumorosa, in chiave di alto, soprano, baritono, tenore, o basso, dipende dalla personalità del proprietario della suddetta e naturalmente da quello che ha mangiato. C’è la scoreggia al fagiolo, classica, quella al carciofo, quella all’uovo sodo. Quelli che se ne intendono, veri e propri sommelier della scoreggia, ti sanno dire , dall’odore  quello che hai mangiato. Una volta scorreggiare in pubblico era considerata una bravata di studenti: ricordo durante una gita in montagna eravamo tutti intorno alla tavola per cenare con le candele accese, e uno di noi, Enrico Rossaro si chiamava, montò sulla tavola, si calò i pantaloni e spense le candele a furia di scoregge. Oggi non c’è dubbio si assiste a una rivalutazione della scoreggia nella società civile, come del resto il rutto, che, nei paesi nordici, è comune sentire durante i pranzi e gli incontri tra amici.

Fino a ieri la scoreggia da coito poteva essere causa di divorzio: Oggi si cominciano a vedere sui giornali inserzioni del tipo: “cercasi anima gemella, con scoreggia facile, per seria relazione”. In alcune case cominciano a comparire cartelli: “affittasi : proibito il fumo, scoreggia libera”. Ben presto nel curriculum vitae si dovrà indicare l’esperienza acquisita in fatto di scoregge. A scuola una delle materie d’insegnamento sarà la scoreggia. “Valerio” dirà la mamma preoccupata, “hai preso cinque anche in scoreggia, vergognati. Eppure ti ho mandato a lezioni private dal nonno, che è un noto e stimato scorreggione!”. Nelle università sorgono ormai dovunque le cattedre della scoreggia. Oggi che ci troviamo in emergenza ecologica la scoreggia può rappresentare una sorgente energetica pulita, rinnovabile e economica. Si sta sviluppando la tecnica della scoreggia e in un futuro non lontano avremo le auto a scoreggia, treni,  aerei, navi a scoreggia. Non solo, nelle orchestre comincia a comparire, tra i tamburi e le trombe, la figura dello scorreggione. Pare che nell’ultimo concerto di Capodanno a Vienna, in mancanza di un trombone fosse presente un vero e proprio artista della scoreggia con il quale il direttore d’orchestra si complimentò. In America, dove tutto succede 10 anni prima che in Italia, si ha notizia del primo emerito professore della scoreggia. In Italia, in quel di Orvieto, un guru di nome Prem ha aperto un corso di Joga dedicato alla scoreggia. Ginnastica e meditazione per vincere le inibizioni e liberarsi senza senso di colpa dei gas intestinali.

La scoreggia è un linguaggio più espressivo di quello delle balene: può indicare assenso, dissenso,  disprezzo, gioia, ingiuria, indifferenza, dipende dall’intonazione che si da alla scoreggia e dalla sua durata. Non è facile, per sfruttare tutta la potenzialità della scoreggia ci vogliono anni di studio e di esercizio. Ma sopratutto  scorreggiare  è liberazione: una riappropriazione del proprio corpo, della voluttà  di scorreggiare, dovunque, sempre, di mattina, di sera durante la siesta, durante il pranzo e la cena, durante le partite a scopa o a scacchi, in chiesa e a scuola, alle mostre, ai funerali e in punto di morte. Non dimentichiamo le ambasciate! Che si possa dire all’estero che sì, gli italiani non pagano le tasse ma, perbacco, sono dei bravi scorreggioni. Sogno un mondo di scorreggioni. A questo punto mi viene da ridere e mi sveglio.

Valerio Senior

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