Fatti e riflessioni sul “nucleare”

Valerio Tosi
Valerio Tosi - Specialista in fisica nucleare

“Il navigatore italiano è arrivato nel nuovo mondo” così il fisico Compton comunicò, nel dicembre 1942 al capo della difesa degli USA la messa in funzione della prima pila atomica. Fermi era riuscito a controllare la reazione nucleare a catena. La sua pila servì a fornire il plutonio per la bomba, ma paradossalmente aprì anche la strada all’uso pacifico dell’energia nucleare. Una specie di Giano bifronte, come spesso capita nella storia della scienza e della tecnica. Oggi sono in funzione nel mondo 439 grandi centrali nucleari, e 34 sono in costruzione. In Europa il “nucleare” fornisce il 75% dell’energia elettrica in Francia, il 50% in Svezia e Belgio, il 25% in Finlandia, Germania e Spagna. L’energia nucleare ha ormai raggiunto la piena maturità a sessant’anni dalla nascita, e, secondo l’opinione prevalente nei circoli scientifici, costituirà la maggior fonte energetica nei prossimi cent’anni.In Italia il nucleare è stato chiuso in seguito all’incidente di Chernobil e al referendum del 1987. Le energie alternative non sono state sviluppate e ancora oggi l’Italia va avanti con il petrolio, il carbone e l’energia idroelettrica ed è costretta ad importare il 20% dell’energia dalle centrali nucleari francesi, svizzere e slovene. Oggi dopo più di vent’anni si torna a parlare di nucleare in Italia. Tuttavia l’annuncio del governo che l’Italia torna al nucleare lascia scettici gli addetti ai lavori. Per vari motivi:

1) Il costo capitale di una centrale nucleare è di 2-3 miliardi di euro; le casse dello Stato sono vuote, anzi l’Italia ha un debito colossale ed è tenuta sottocchio da Bruxelles. D’altra parte un privato non rischia grossi capitali per il nucleare in nessun paese e tanto meno in Italia.

2) Mancano le competenze: ingegneri nucleari, fisici nucleari, operatori di reattore. Competenze che sono state disperse più di ventanni fa quando si è chiuso il nucleare in Italia, e che richiedono dieci anni per ricostituirle.

3) Mancano i fondi per la ricerca e l’Italia si è ritirata dal “Halden Reactor Project” prestigioso progetto internazionale dove la ricerca è focalizzata sulla sicurezza delle centrali nucleari. Questo la dice tutta sulla serietà dell’annuncio governativo.

4) In Italia il potere è inquinato dalla mafia che non esiterebbe a mettere le mani sul nucleare e consolidare la sua posizione nel sistema Italia.

In conclusione il lancio del nucleare da parte del governo appare quindi essere o una bugia o un segno di irresponsabilità , come del resto l’annuncio del ponte di Messina o la riduzione delle tasse. I movimenti di ecologisti, al di là degli schieramenti politici, dovrebbero denunciare la retorica, la vacuità e la irresponsabilità della politica del governo sul nucleare anzichè insistere in una opposizione preconcetta al nucleare. Il dibattito politico andrebbe, a mio avviso, spostato sull’utilizzo dell’energia (nucleare o no). Che fare dell’energia? Questo si è un problema squisitamente politico da discutere e dibattere con la gente, problema che travalica i confini di un paese e diventa problema globale.

Vogliamo continuare ad alimentare una società dello spreco come la nostra? Una società dove ci sono i sazi e gli affamati, gli obesi e i morti di fame, quelli che lavorano e i disoccupati? Nelle ricche società industriali, il cittadino è ridotto a una dimensione, quella del consumatore, consumatore di cose utili e inutili, non importa, l’importante è che sia consumatore cosicchè possa alimentare il circolo vizioso consumo-produzione, circolo su cui si fonda il nostro sistema economico (vedi Marcuse “l’uomo a una dimensione”).

La nostra è una società dello spreco. Un esempio fra i tanti: vi è mai capitato di vedere il nostro pianeta di notte fotografato da satellite? Le zone illuminate dove c’è l’abbondanza, le zone buie dove si muore di fame. Le nostre città illuminate a giorno. Uno spreco enorme di energia. A causa dell’inquinamento luminoso e di quello dell’aria non si vedono più le stelle. Se fosse vissuto ai nostri giorni, Leopardi non avrebbe potuto scrivere: “vaghe stelle dell’Orsa, io non credea tornare ancor per uso a contemplarvi sul paterno giardino scintillanti”. Vogliamo continuare questa tragica corsa verso la distruzione, o impiegare le risorse del pianeta in modo più razionale e attuare un progetto di società più a misura d’uomo? A questo devono lavorare le forze democratiche e progressive del Paese. A questo deve servire l’energia, quella nucleare e quelle alternative.

Valerio Tosi

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