Berlusconi: davvero tanto popolare?

Aftenposten-09102009
"Ancora l'uomo più popolare d'Italia" titola l'autorevole quotidiano Aftenposten (9 ottobre 2009)

L’Italia che conquista le prime pagine dei quotidiani Norvegesi. Non accade spesso, anzi quasi mai. L’ultima volta era il 2004 quando il film “Il cittadino Berlusconi” critico verso il governo italiano, fu ritirato e poi riammesso dal programma del festival del cinema Europeo di Oslo, apparentemente a causa delle pressioni dell’ambasciata italiana. Prima ancora si ricorda il febbraio 2002, quando il parlamento italiano votava la legge Frattini sul conflitto di interessi, ribattezzata ‘salva Berlusconi’ dalle opposizioni, quella che prevedeva (e prevede) l’ incompatibilità tra la carica di governo e una serie di attività professionali e imprenditoriali, ma non dalla «mera proprietà» di un’ azienda e neanche dal possesso di «quote o azioni societarie». Come parentesi, la vittoria azzurra dei mondiali di calcio nel 2006. Ma lì, come noto, finì a insulti e testate, e per noi italiani in Norvegia furono comunque mazzate.

Gli anni passano ma l’interesse norvegese per la politica italiana è sempre uno: il fenomeno Berlusconi. Oggi per rilevare che gli italiani devono proprio essere come il loro leader, perché nonostante gli scandali a base di minorenni e prostitute, e le ennesime ma recenti accuse di corruzione, continuano a sostenerlo ed «ad averlo come immagine».

Ma è poi vero che Berlusconi è «l’uomo più popolare d’Italia» come titola l’autorevole e moderato quotidiano Aftenposten? Ed è vero che i problemi che Berlusconi evidenzia con tanta chiarezza sono solo un fatto italiano, una condizione politica unica, possibile solo in un paese di corrotti ed edonisti, di gente poco seria e con scarso senso civico?

Sembra che il mito della popolarità, sapientemente coltivato da Berlusconi, dopo aver messo radici tra i suoi sostenitori ed alleati prima,  oppositori e indifferenti dopo, stia germogliando anche fuori confine. In realtà la costantemente autoconclamata popolarità, la teoria del “presidente eletto dal popolo”, sono componenti classiche di ogni populismo, ma per Berlusconi sono prima ancora armamentario politico-demagogico da utilizzare contro qualunque ostacolo ai suoi interessi e alla sua volontà: sia che si tratti di un altro potere istituzionale o di un avversario politico. Chi, infatti, può osare contraddire colui che rappresenta, in ogni momento, come testimoniato dai sondaggi, la «volontà del popolo»?

La verità è che il consenso di Berlusconi è molto minore di quanto si assuma. Se lo intendiamo come voti ottenuti alle elezioni parlamentari, il Pdl,ovvero il suo partito più Alleanza Nazionale, ha ottenuto poco più del 37% dei voti validi, corrispondenti al 29% degli aventi diritto. Alle europee del 2008 le percentuali scendono rispettivamente al 35% di voti validi e al 22% degli aventi diritto. Il suo partito da solo, Forza italia non ha mai superato il 30% di voti validi. In sintesi, se escludiamo i voti di AN, non più di un cittadino su quattro vota “direttamente” per Berlusconi. Il consenso “indiretto” sale a poco meno della meta dei votanti (il 45%  circa di voti validi, o 37% di aventi diritto, cioè poco più di un terzo degli aventi diritto), se si includono tutte le liste che ne sostenevano la candidatura a presidente del consiglio. Una maggioranza relativa che legittima il suo ruolo di presidente del consiglio in quanto regolamente eletto dalla maggioranza parlamentare, a sua volta maggioranza (assoluta) in funzione di un sistema elettorale che premia la maggioranza relativa. Non un plebiscito che lo legittimi a “rappresentante della volontà popolare’, peraltro una figura istituzionale ancora assente dall’ordinamento repubblicano.

Se invece per consenso intendiamo la “fiducia” come misurata dai sondaggi, risulta che l’uomo più popolare d’Italia sarebbe il presidente Napolitano, visto che tipicamente circa l’ottanta per cento degli intervistati da un voto di sufficienza (o maggiore) al suo operato. Nel caso di Berlusconi il dato è attualmente il 50% circa, in lento ma costante calo da inizio legislatura.

In conclusione, se è comunque vero che Berlusconi ha abilmente tradotto un consenso ampio, anche se non plebiscitario, in un dominio politico abbastanza stabile negli ultimi 15 anni, rimane il fatto che non tutti gli italiani sono e vorrebbero essere come lui o che lo abbiano a modello. Anzi la maggioranza neppure lo vota. Cosa che dovrebbe ricordarci che l’Italia non è e non è mai stato un paese omogeneo, come invece la Norvegia è stata sinora. Sono sempre esistite ed ancora esistono varie Italie, in senso geografico, culturale e politico, seppur capaci di coesistere in unità. Che in questo momento sia dominante un largo blocco sociale costituito da piccola borgesia reazionaria e masse scarsamente scolarizzate (il 10% degli italiani è analfabeta), non significa che l’Italia sia solo questo.

La seconda domanda riguarda la specificità del fenomeno Berlusconi. Indubbiamente è difficile immaginare un’altra democrazia occidentale dove un capo di governo possieda metà del sistema mediatico e contemporaneamente ne controlli l’altra. Difficile anche immaginare un altro leader politico con la storia giudiziaria di Berlusconi, dove si va da condanne per falsa testimonianza (amnistiata), a sentenze di assoluzione per corruzione e falso in bilancio grazie a variazioni di legge (leggi ad personam) o prescrizione, a rapporti di lavoro e politici con persone condannate per concorso esterno in associazione di tipo mafioso. E pure arduo trovare precedenti di leader democraticamente eletti che non si siano dovuti dimettere per un una delle tante contraddizioni, e quindi dichiarazioni false, riguardanti fatti pubblici o privati.  Qui ultimo il caso veline-prostitute, dove, avesse ammesso la verità anziché dichiarare il falso, vi sarebbe un caso di etica politica molto meno grave di quelli interessati dalle varie leggi ad personam.

Eppure l’Italia con Berlusconi è un esperimento su scala reale della trasformazione delle forme democratiche che riguarda tutto l’occidente. In un certo senso avere una tale concentrazione di potere in unica persona rende più facile vedere tendenze e minacce che riguardano tutti i paesi democratici. Il Berlusconismo quindi come test accelerato dei nuovi rapporti tra potere mediatico e consenso elettorale, della personalizzazione della politica a scapito della rappresentanza degli interessi tramite i partiti, della competizione tra élites e conflitto di interessi, della trasformazione dei regimi parlamentari in sistemi presidenziali di fatto. E come nel caso del fascismo, precedente laboratorio politico italiano, queste esperienze riguardano tutti perché riguardano caratteri generali dell’evoluzione delle società contemporanee, e non solo i vizi del popolo italiano.

Salvatore Massaiu

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4 comments

  1. Pablito (oh si tu ti firmi con il tuo vero nome eh?) vedi a differenza tua io scrivo fatti e non slogan. Dal tuo scritto traspare proprio l’acredine, l’invidia del tipico uomo ipocrita di sx, a secco di poltrone. Non mi devo certo vergognare perchè sono un uomo di centrodx, vedi quello che ci distingue è la Vostra (parlo sui generis per la gente di sx) arroganza e il ritenere di essere sempre e comunque depositari della verità e giustizia. Dal tuo scritto io sarei uno che ruba, non pago le tasse e bla bla bla….Sono un dipendente per cui le pago, volente o nolente, non rubo, e anzi, sicuramente sono più civile ed educato di te che ti permetti di insultare. Questa è la tua/vostra democrazia…Dimenticavo, la casalinga di Voghera che guardava Mediaset e gli italioti c’erano anche quando è andato su il tuo mortadellone (e li sicuramente non erano rimbecilliti vero…). Non preoccuparti, gli italiani sono più furbi di quello che credi, e, ripeto, resterete all’opposizione per altri 20 anni a purgare sempre più verdi di rabbia per la nostra gioia…Bye bye comunistello…

  2. Bravo Mario,tu non hai la visione distorta e di parte del
    leccaculo di destra che ha scritto qui sopra,purtroppo
    la maggioranza degli italioti la pensa come lui,come la casalinga di Voghera che guarda mediaset,il grande fratello,le televendite di testa d’asfalto,ovvero l’uomo che sta cercando di non andare in galera facendosi delle leggi ad personam.
    Sicuramente Dell’Uteri è un uomo onesto (si ho scritto giusto),mentre Travaglio,Santoro e tutti gli altri che ha menzionato sono mafiosi,corrotti e delinquenti…
    Vergognati e firmati con un nome leggibile trombsorbk,
    perche sicuramente fai parte della schiera di chi non paga le tasse e ruba il prossimo , finche le cose non cambieranno anche nel Belpaese

  3. Complimenti al Sig. Massaiu per l’articolo imparziale che un giornale od un notiziario apartitico (?) dovrebbe avere, un notiziario letto da ITALIANI che sono sia di tendenza centrodx che centrosx. Sig. Massaiu potrebbe benissimo scrivere per l’Unità o il Manifesto, oppure si accodi ai vari Santoro (RAI), Floris (RAI), Vauro e Travaglio (RAI) Guzzanti, Iene (dichiratamente di rifondazione, ma guarda un pò lavorano dal fascistone dittatore vero Mario?) (ITALIA1), Corrieri della Sera, Repubbliche, Rai3, Report, Gruber (LA7), Lerner (LA7) ne vuole ancora? (ma l’informazione non era in mano a Berlusconi??! Mah..) Caro Sig. Massaiu, mi spiace ma la gente non è così ignorante come vorrebe Lei, o è ignorante solo quando vota Berlusconi (come dice il Suo paladino on. Di Pietro? A proposito di non scolarizzati….). Magari quando è andato in carica il governo Prodi gli italiani si erano trasformati come per magia in intelligentoni, o no? Sig. Massaiu, lasci perdere, gli italiani purtroppo per Lei non sono ipnotizzati dalle TV, ed è proprio per gente come Lei che probabilmente Berlusconi ha vinto e continuerà a vincere! Ne avrei da risponderle al suo scritto, ma non voglio abusare dello spazio gentilmente concesso: Le dico solo riguardo al Suo accostamento Berlusconi/mafia trito e ritrito: dia un’occhiata alla statisica di arresti di mafiosi col binomio Berlusconi/Ministro Maroni e lo confronti con quello di altri governi. Poi, seguiti pure a blaterare di Berlusconi e mafia…ma lo faccia con dati in mano e non con sentenze politiche ad orologeria che oramai gli italiani hanno imparato a conoscere..
    Con rispetto la saluto, invidiandola solo perchè vive in un Paese da sogno!

  4. Secondo me fuori dal Belpaese non si comprende a pieno la gravita’ del fenomeno Berlusconi: qua viene visto come uno strano omino, poco intelligente, egocentrico va bene, ma tutto sommato un innocuo simpaticone, una macchietta italiana.

    Non si concepisce che in un paese europeo possa agire
    una dittatura fascista mascherata col sorriso, che ha il suo feudo tra gli ignoranti rimbambiti dai media e tra quelli che vivono grazie a clientelarismo,debito pubblico e evasione, che, sommati, innegabilmente rappresentano la maggioranza degli italiani.

    Se non si vive direttamente,un sistema profondamente distorto come quello italiano non si puo’ capire.

    Comunque complimenti per l’organizzazione, peccato pero’ che siete a Oslo :(

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