La situazione in Italia dopo le elezioni europee

Dopo le elezioni politiche del 4 marzo, il Movimento 5 Stelle aveva ottenuto oltre il 32% dei consensi e la Lega il 17,3%. Ora, dopo le elezioni europee del 26 maggio, i rapporti di forza del governo giallo-verde si sono completamente ribaltati. La lega ha addirittura raddoppiato i consensi al 34,3%, mentre il Movimento 5 Stelle li ha dimezzati, scendendo al 17%, cioè alla stessa percentuale che aveva la Lega alle elezioni di marzo.

Liste Voti %
Lega 9.153.638 34,33
Partito Democratico 6.050.351 22,69
Movimento 5 Stelle 4.552.527 17,07
Forza Italia 2.344.465   8,79
Fratelli d’Italia 1.723.232   6,46
Europa Verde    609.678   2,29
La Sinistra    465.092   1,74
Partito Comunista    234.232   0,88
Casapound      88.724   0,33
Forza Nuova      40.782   0,15

Risultati dei principali partiti

Dalla tabella dei risultati vediamo che il Partito Democratico del nuovo leader Nicola Zingaretti è in ripresa, ed è ora il secondo partito italiano (22,69%), ma ancora distante dalla possibilità di formare un governo, anche in un’ipotetica (ed improbabile) coalizione con tutte le altre forze di sinistra, ormai ridotte a “partitini” come Europa Verde (2,29%), La Sinistra (1,74%) e il Partito Comunista (0,88%).

Nella tabella sono anche indicati i due principali Partiti fascisti italiani: Casapound (0,33%) e Forza Nuova (0,15). Queste percentuali esigue non devono però trarci in inganno, perché molti simpatizzanti neofascisti hanno dichiarato “vicinanza” a Salvini, e lo hanno votato per non disperdere il loro voto. 

Cosa succederà ora? Probabilmente Giuseppe Conte continuerà il suo incarico di Primo Ministro, ma inevitabilmente sarà Salvini il premier virtuale di un governo che, ancor più di prima, diventerà “a trazione leghista”. Matteo Salvini e Luigi Di Maio, ribadiscono che il governo va avanti, ma Salvini punta a imporre la sua agenda, dalla flat tax alla realizzazione del treno alta velocità Torino-Lione (Tav), ed alla gestione autonoma delle risorse economiche da parte delle regioni.

Quali saranno gli scenari possibili? Come abbiamo detto, secondo le dichiarazioni di Salvini e Di Maio, il governo andrà avanti, ma l’agenda di governo cambierà a favore della Lega. In quanto a Di Maio, la situazione è molto complessa, perché lui si trova costretto a “non mollare”, anche se ciò comporterà un rapporto di “sudditanza” nei confronti di Salvini. Il “povero” Di Maio dovrà ingoiare molti rospi, cioè dovrà accettare dossier invisi alla base del suo Movimento, come la Flat tax, la Tav e le autonomie regionali, con conseguente calo di prestigio e di credibilità, che gli faranno perdere ulteriori consensi. Inoltre Di Maio dovrà accettare questo “dare e avere” soprattutto perché lui è al secondo mandato, e tornare al voto significherebbe la fine della sua carriera politica.

Al di là delle enunciazioni post voto, c’è anche la possibilità che Di Maio potrebbe non accettare di seguire l’agenda Salvini. O meglio, i suoi potrebbero costringerlo a staccare la spina al governo, oppure potrebbero essere proprio i grillini con i loro “no” a creare l’incidente e far sì che sia la Lega ad aprire la crisi di governo. La parte più insofferente della minoranza interna al M5s, cioè l’ala sinistra, rappresentata dal Presidente della Camera Roberto Fico, potrebbe tornare a farsi sentire e puntare a un cambiamento della leadership del Movimento. Per ora Di Maio ha smentito dichiarando che nè Grillo nè Casaleggio, nè altri hanno chiesto le sue dimissioni. Ma i contendenti restano in campo: Fico, Di Battista e anche Conte potrebbero pensare di diventare frontmen del Movimento. A questo punto, senza Di Maio e con una leadership più spostata a sinistra, il Partito Democratico potrebbe pensare ad un accordo con i grillini, ipotesi però negata da molti big democratici, come Matteo Renzi e l’astro nascente Carlo Calenda, recordman di preferenze alle Europee nel Nord-Est.

Considerando il ribaltamento dei rapporti di forza tra Lega e 5 Stelle, e soprattutto il risultato disastroso del Movimento di Di Maio, l’ipotesi di ribaltone non è così peregrina. Il centrodestra unito, con la Lega al 34,3%, Forza Italia all’8,7% e Fratelli d’Italia al 6,4%, sfiorerebbe il 50% e quindi avrebbe i numeri per governare. In questo scenario, Salvini potrebbe essere il nuovo premier, prendendo il posto di Giuseppe Conte.

In caso di crisi di governo, e se non si trovasse un’alternativa alla maggioranza giallo-verde, si potrebbe andare a nuove elezioni in tempo utile per avere un governo in grado di scrivere la nuova manovra. La data utile potrebbe essere in autunno. Considerando che con la legge elettorale vigente basta superare il 40% per avere i numeri giusti in Parlamento, Salvini potrebbe anche andare al voto alleandosi soltanto con Fratelli d’Italia, cioè senza Forza Italia di Berlusconi, non gradito nè a Salvini nè alla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.            

Per quel che riguarda i rapporti con l’Europa, ricordiamo che i vincitori delle Elezioni Europee sono gli europeisti, e per l’Italia sovranista di Salvini e Di Maio questo è un problema, perchè in Europa si troveranno isolati. La maggioranza leghista e grillina ha quindi un problema non da poco: chi manderà in Europa a rappresentare il nostro Paese nelle istituzioni dell’Unione Europea?                 Il menù delle nomine è più che sostanzioso: sono da rinnovare la presidenza del Parlamento Europeo, la presidenza della Commissione Ue e quella del Consiglio Europeo, l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, e il governatore della Banca Centrale Europea.

Finora l’Italia, quale paese fondatore dell’Ue, ha sempre avuto risultati più che buoni. Pensiamo alla situazione attuale, quella in scadenza: un italiano, Mario Draghi, alla presidenza della Banca Centrale Europea; un italiano, Antonio Tajani, alla presidenza del Parlamento Europeo; una italiana, Federica Mogherini, in Commissione come Alto Rappresentante dell’UE (in pratica il ministro degli Esteri dell’Unione). Tre ruoli importanti, sia per rappresentanza sia per potere effettivo.Adesso chiediamoci quale potrebbe essere lo scenario prossimo. La maggioranza leghista-grillina è perfino divisa al proprio interno, non c’è nel Parlamento europeo un’unica e forte coalizione dove i due partiti di governo possano avere una qualche influenza, c’è stata una vittoria delle forze europeiste che di fatto relegano Salvini e Di Maio a comparse, o poco più.I sovranisti non hanno vinto, anzi; un leader del sovranismo europeo come il presidente ungherese Orban, se ne è restato all’interno del Partito Popolare e ha chiuso la porta in faccia a Salvini; Nigel Farage del Brexit Party è “rimasto impressionato da Salvini” ma al momento di concludere gli ha detto “no, grazie, siamo più centristi della Lega e abbiamo bisogno di una coalizione”.

Insomma, mentre in Italia si consumano liti e si ricostruiscono patti, in un teatrino politico che resta incomprensibile agli osservatori stranieri, in Europa l’Italia è isolata e conta poco più di niente.In passato, l’Italia faceva parte a pieno titolo del triangolo forte dell’Unione: Parigi, Roma, Berlino. Oggi quel triangolo non c’è più, c’è, invece, un rapporto diretto franco-tedesco che esclude il nostro Paese. Inaffidabile e litigioso politicamente, in stallo economicamente e socialmente. Tanto che, a proposito di prossime scadenze, la presidenza della Commissione Europea e quella della Banca Centrale Europea è probabile che saranno in mani francesi e tedesche.

Cosa resta all’Italia? Non potendo reclamare le tre posizioni occupate fino ad ora, la Germania e la Francia hanno sottoposto ufficiosamente alla nostra diplomazia l’idea di riservarci la presidenza del Consiglio europeo. Una buona soluzione, ma solo in teoria, perché quel presidente, è normalmente un ex capo di governo. Quindi la scelta dovrebbe ricadere su: Paolo Gentiloni, Matteo Renzi, Enrico Letta o Mario Monti.In un ragionamento responsabile, non sarebbe un grosso problema indicare uno degli ex presidenti del Consiglio, al di là di quale maggioranza abbia fatto parte. Ma per il governo Lega-M5S il problema c’è, ed è enorme. Escluso Monti, che nell’infernale tritacarne mediatico leghista-grillino è assurto a ruolo di Nemico numero uno, escluso per gli stessi motivi Renzi, rimarrebbero Letta e il presidente del Pd Gentiloni. Impensabile, per chi ha fatto della cultura del nemico il proprio modus operandi quotidiano, farsi rappresentare da un Pd (Gentiloni) o da un ex Pd (Letta).

E allora? Il governo giallo-verde ha avuto la faccia tosta di rilanciare con un’altra proposta: dateci il Commissario agli Affari Economici (oggi è il francese Pierre Moscovici). Un paese come l’Italia, sovranista, con una procedura d’infrazione che si sta aprendo per la crescita del debito, che chiede il ruolo di commissario agli Affari Economici: sembra una barzelletta, ma, purtroppo per noi italiani, non c’è niente da ridere.    Federico Venzi

  

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