PRESENTATA ALL’ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA DI OSLO L’ANTOLOGIA “Poesie scelte” di Luigi Di Ruscio

Il 6 Marzo 2019 all’Istituto italiano di Cultura di Oslo, io e Massimo Gezzi abbiamo presentato il libro “Poesie scelte” (1953-2010) di Luigi Di Ruscio, edito da Marcos Y Marcos nella prestigiosa collana Le ali diretta da Fabio Pusterla. Questa pubblicazione è già stata accolta molto favorevolmente in Italia, i critici Galaverni e Cortellessa ne hanno parlato ampiamente nelle pagine culturali del “Corriere della Sera” e “Il Sole XXIV ore”, e chiude il cerchio dopo l’uscita da Feltrinelli di “Romanzi”, la sua maggiore produzione in prosa. Oggi l’opera del poeta marchigiano può raggiungere nuovi lettori, mentre in Francia l’editore Anacharsis ha pubblicato le traduzioni di Muriel Morelli di “Palmiro”, “La neve nera di Oslo” e “Cristi polverizzati”. “Poesie scelte” si può considerare l’antologia definitiva dell’opera poetica, che Massimo Gezzi, con passione e rigore filologico, ha ricomposto facendo una scelta di qualità rispetto a quella, più corposa, compiuta dall’autore, tenendo conto anche delle molte riscritture avvenute nel corso degli anni.

Di Ruscio aveva iniziato giovanissimo a pubblicare sulle maggiori riviste dell’epoca, “Il contemporaneo”, “Momenti”, “Realismo lirico”, vincendo il Premio Unità nel 1953, organizzato dal quotidiano del PCI, da una giuria presieduta da Salvatore Quasimodo, che gli aveva dato la possibilità di pubblicare nello stesso anno il suo libro d’esordio, “Non possiamo abituarci a morire”, prefato da un giovane Franco Fortini. Quattro anni dopo si trasferisce a Oslo, in Norvegia, dove rimarrà a vivere per tutto il resto dei suoi giorni, e dove è morto il 23 febbraio del 2011. Come poeta ha pubblicato 11 raccolte di testi, soprattutto e per scelta da piccoli editori, e nel 1983 sarebbe dovuta uscire nella collana di poesia Einaudi, la più prestigiosa per quanto riguardava l’editoria italiana, la raccolta antologica “Firmum”, scelta dai curatori dell’epoca, cioè tra i maggiori intellettuali del tempo come Pier Vincenzo Mengaldo, Franco Fortini, Alfonso Berardinelli, Walter Siti – e alla presenza di Giulio Einaudi in persona – ma a fronte di alcuni tagli effettuati da quest’ultimo, Di Ruscio non accettò la pubblicazione. Quella raccolta uscirà da Pequod nel 1999, dopo anni di silenzio, l’ultima pubblicazione era avvenuta 17 anni prima nel 1982 con “Epigramma”.

Nel corso della presentazione del libro, ho parlato del lavoro di ricerca che sto facendo sulla vita di questo poeta straordinario ed eccentrico, soprattutto legato all’emigrazione italiana in Norvegia della fine degli anni ’50 e i primi del ’60, di cui ho raccolto già diverse toccanti testimonianze. Non a caso lui si considerava una stranezza della Storia. Autodidatta, aveva fatto solo la terza elementare, figlio di un manovale nato dentro il cuore della classe operaia a Fermo, in una Italia classista e papalina, ha avuto lettori ed estimatori del calibro di Salvatore Quasimodo, che ospitò nella collana di poesia che curava per l’editore Marotta il suo secondo libro di versi “Le streghe s’arrotano le dentiere”, Italo Calvino, Franco Fortini, Roberto Roversi, Paolo Volponi, Goffredo Fofi, e oggi è apprezzato anche dai critici più giovani, da attori di teatro politico come Ascanio Celestini, voce del documentario “La neve nera”, con regia di Paolo Marzoni, dedicato alla vita dello scrittore, giornalisti come Gianni Mura, e persino dal cantautore Vasco Brondi che gli ha dedicato una canzone.

Angelo Ferracuti

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