Intervista all’onorevole Laura Garavini

In occasione della sua visita all’Istituto Italiano di Cultura di Oslo abbiamo intervistato l’onorevole Laura Garavini. Eletta alla camera dei deputati nella circoscrizione Europa col Partito Democratico, vive a Berlino dal 1989.

D.  La legge Rognoni-La Torre, che prevede la confisca dei beni ai mafiosi, vale anche per i beni all’estero?

R. Per i beni all’estero c’è bisogno del reciproco riconoscimento delle sentenze di confisca. In questa legislatura in Italia abbiamo recepito nel nostro ordinamento questa importante decisione quadro europea, che introduce appunto il reciproco riconoscimento di sentenze di confisca. Prima che questo accadesse, per anni avevo denunciato l’inadempienza dell’Italia, proprio in un ambito così importante per la lotta alle mafie. Con la legge che abbiamo adottato nel 2015, una sentenza, emessa in Italia, relativa a beni che si trovino in un altro paese, può essere eseguita in tutta Europa senza problemi. Si tratta di un importante provvedimento votato dall’attuale Parlamento.

D. Credi che la mafia abbia messo radici in Germania e qui in Norvegia?

R. In Germania senza dubbio. Basta l’esempio della strage di Duisburg del 2007, nella quale killer della ‘ndrangheta uccisero sei persone. Proprio a seguito di questo efferato crimine diedi vita a Berlino, insieme a ristoratori italiani e ad imprenditori di piccole dimensioni, all’iniziativa della società civile Mafia? Nein, Danke! che ha portato alla più grande ribellione contro le mafie, avvenuta fuori dai confini nazionali. Grazie alla nostra azione, infatti, alcuni ristoratori italiani di Berlino hanno denunciato chi li estorceva, portando la polizia tedesca all’arresto di due camorristi attivi nella capitale della Germania. In terra tedesca le mafie purtroppo hanno trovato terreno fertile, anche perchè, per anni, hanno potuto investire ingenti quantità di denaro senza incorrere in una legislazione idonea a contrastarne l’esistenza.

Per quanto riguarda la Norvegia, invece, al momento non siamo a conoscenza di particolari attività mafiose. Questo non vuol dire però che le possiamo escludere a priori. Purtroppo l’esperienza dimostra che a volte le organizzazioni criminali riescono ad attecchire anche nei luoghi più reconditi ed insospettabili.

L’onorevole Pio La Torre, assassinato dalla mafia a Palermo, il 30 Aprile del 1982

D. Quali sono i problemi più forti che incontrano gli italiani all’estero e per ultimo qual’è l’argomento che t’interessa di più e perché.

R. L’emigrazione spesso è una decisione sofferta, difficile e comporta il trasferimento in un ambiente che non si conosce bene. Anche se nel complesso posso dire che gli italiani sono una delle comunità meglio integrate e più benvolute nel mondo, non è raro l’insorgere di problemi personali, di natura economica o addirittura di origine xenofoba per chi lascia l’Italia. Pensiamo per esempio al senso di solitudine che può colpire le persone più deboli, come gli anziani. O ai problemi dei bambini, che si ritrovano con compagni e insegnanti che parlano una lingua a loro sconosciuta. Gli episodi di natura xenofoba per fortuna non sono frequenti, ma non vanno per questo sottovalutati. Penso ad esempio ad alcuni atteggiamenti preoccupanti che sembrano risorgere in Svizzera ultimamente, anche in relazione al successo di partiti politici di estrema destra. In merito all’argomento di mio maggiore interesse, ciò che mi entusiasma maggiormente è la costruzione di ponti culturali fra paesi diversi. Come Presidente dell’intergruppo parlamentare italo-tedesco mi sono impegnata a fondo per migliorare i rapporti fra Italia e Germania, promuovendo incontri formali e informali fra esponenti politici, del mondo economico; curando i rapporti con la stampa estera; ricevendo alla Camera studenti o gruppi di persone interessate a conoscere meglio l’Italia, al di là dei pregiudizi. Più in generale, trovo molto arricchente entrare in contatto con persone e contesti diversi. Ad esempio con l’obbiettivo di imparare dall’estero buone pratiche da potere utilizzare in Italia, anche dal punto di vista legislativo. E anche per conoscere comunità di connazionali in gamba che si danno da fare per mantenere i legami con il proprio Paese e per costruire qualcosa di concreto e di duraturo nel Paese di residenza: imprenditori, giovani ricercatori, insegnanti, professionisti, semplici lavoratori e lavoratrici. E’ proprio l’impressione che mi ha dato recentemente la bella visita a Oslo.

ADT

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