Governo Gentiloni: e adesso che succederà?

Paolo Gentiloni, ex ministro degli esteri del governo Renzi, ha ricevuto, l’11 dicembre,  l’incarico di formare un nuovo Governo (il 64-esimo esecutivo della Repubblica Italiana) dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, quattro giorni dopo le dimissioni rassegnate dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, in seguito al risultato del referendum costituzionale del 4 dicembre, che, con una grande maggioranza, aveva respinto il progetto di revisione costituzionale, da lui stesso promosso.

Il giorno seguente (12 dicembre), Gentiloni ha sciolto positivamente la riserva che aveva posto, proponendo al presidente della Repubblica la lista dei ministri e giurando la sera stessa.

Il 13 dicembre il Governo ha ottenuto la fiducia alla Camera, con 368 voti favorevoli e 105 contrari. Il giorno seguente ha poi ottenuto la fiducia anche al Senato, con 169 voti favorevoli e 99 contrari.

Chi è Paolo Gentiloni

Discendente dalla nobile famiglia dei Conti Gentiloni Silveri, è nato a Roma il 22 novembre 1954. Negli anni settanta prese parte al movimento studentesco, in seguito iniziò a fare politica all’interno dei gruppi della sinistra extraparlamentare, ma sempre con posizioni moderate.

Laureato in Scienze politiche, è giornalista professionista, ha lavorato a molte cause ambientaliste e negli anni novanta è stato portavoce dell’allora sindaco di Roma Francesco Rutelli.

Nel 2001 è stato coordinatore della campagna elettorale dell’Ulivo, faceva parte della Margherita prima di confluire nel Partito Democratico, di cui è stato co-fondatore. Nello stesso anno è stato eletto per la prima volta in Parlamento, assumendo l’incarico di presidente della Commissione di vigilanza RAI fino al 2006. È stato poi ministro delle Comunicazioni e negli anni seguenti ha iniziato ad avvicinarsi a Renzi, diventando un suo convinto sostenitore. Infine nel 2014 è diventato ministro degli Esteri. Nel corso di questi due anni, Gentiloni, come capo della diplomazia italiana, ha dovuto confrontarsi con dossier molto delicati, come la lotta al terrorismo dell’Isis, l’emergenza determinata dal flusso di migranti, la fase di transizione in una Libia squassata dalla guerra, la Siria, eccetera.

Che cosa ha detto Gentiloni

Dopo il suo incontro col Presidente Mattarella, Gentiloni ha detto che tra i suoi obiettivi c’è “accompagnare e se possibile facilitare il lavoro delle forze parlamentari per definire, con necessaria sollecitudine, le nuove regole elettorali”, aggiungendo che dalle consultazioni del presidente della Repubblica è emersa “l’indisponibilità delle maggiori forze di opposizione a condividere le responsabilità in un nuovo governo”. Gentiloni ha detto quindi che si muoverà “nel quadro del governo e della maggioranza uscenti” per riprendere a governare”.

Cosa dicono le opposizioni

Il Partito di Berlusconi, Forza Italia, dopo aver confermato la propria indisponibilità ad assumersi responsabilità nel nuovo governo, ha continuato a sostenere la necessità di proseguire con la legislatura, e non sembra avere particolare fretta per nuove elezioni.

Tra i partiti che continuano a chiedere “elezioni subito”, ci sono il Movimento 5 Stelle e la Lega Nord. Entrambi sostengono che dietro al nuovo governo Gentiloni, ci sarà comunque Renzi, e che quindi le sue dimissioni sono state una farsa. Entrambi chiedono che sia rivista la legge elettorale e che si vada a votare nei primi mesi del 2017.

Il Movimento 5 Stelle, nonostante si fosse da sempre opposto, ha depositato una proposta di legge per estendere anche al Senato, la legge elettorale (l’Italicum) oggi vigente solo alla Camera.

Molto dipenderà dalla sentenza della Corte Costituzionale, che a fine gennaio si esprimerà proprio sulla legittimità dell’Italicum. Una bocciatura di questa legge elettorale è data per molto probabile.

Previsioni sul governo

Il governo Gentiloni parte in salita. Il clima incandescente e le profonde divisioni sul referendum, non accennano a diminuire, e ciò si riflette sui giudizi degli italiani nei confronti di questo nuovo governo. Due italiani su 3 si dichiarano insoddisfatti.

D’altra parte il nuovo governo nasce all’insegna della continuità con il precedente, e la sostituzione di un solo ministro del precedente governo (nonostante l’ingresso di nuovi ministri), induce la stragrande maggioranza degli italiani (80%) a ritenere che i due governi siano sostanzialmente uguali.

Le dimissioni di Renzi, fatto di per sé piuttosto raro, non sono bastate a dare l’impressione che si sia trattato di un vero cambiamento.

A quando il voto?

Quasi un italiano su due preferirebbe andare alle elezioni il prima possibile, e cioè subito dopo la sentenza della Consulta sull’Italicum, prevista il 24 gennaio.

È interessante osservare che il voto rapido risulta l’opzione preferita da tutti gli italiani, ad eccezione degli elettori del PD, che vogliono prima una nuova legge elettorale.

Riguardo alle prospettive future di Renzi, quasi la metà degli italiani, oltre a tutti i partiti di opposizione,  ritengono che essendo stato bocciato dal voto referendario, lui dovrebbe lasciare definitivamente la politica.

Il percorso del nuovo governo appare impervio innanzitutto perché, per spirito di coerenza, non vuole e non può scrollarsi di dosso l’eredità del precedente, limitando implicitamente la possibilità di allargare il proprio consenso.

D’altra parte, una diversa maggioranza non è risultata praticabile.

Clima teso

Il clima si mantiene alquanto critico, nell’opinione pubblica come in buona parte della classe politica. Basti pensare, ad esempio, alle reazioni accese suscitate dalla scelta dei ministri, in modo particolare per la “promozione” di Maria Elena Boschi, bocciata dagli italiani ma tuttavia eletta “Sottosegretario alla Presidenza della Repubblica”.

In questo clima nessuno fa sconti, e si reclamano nuove elezioni, come una sorta di “momento liberatorio”, non si sa con quale legge elettorale e con quale possibile esito.

Sarà proprio la legge elettorale il banco di prova principale del nuovo governo che, indipendentemente dalla sua durata, dovrà sapersi distinguere dal precedente per capacità di dialogo e di mediazione.

Per aumentare il proprio consenso, sarà infatti determinante uno stile che favorisca il rasserenamento del clima. Ed altrettanto importante sarà la scelta delle priorità, tenuto conto delle categorie di italiani più in difficoltà, del diffuso disagio sociale e delle disuguaglianze crescenti.

Sono questi, infatti, i messaggi principali emersi dalle consultazioni elettorali e referendarie di questo 2016: più capacita’ di ascolto e più attenzione agli ultimi.

Sembrano lontani i tempi in cui, solo un paio di anni fa, gli italiani reclamavano a gran voce più “decisionismo”, meno “concertazione” e più riforme.

Federico Venzi (dicembre 2016)

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *