Considerazioni sul risultato del Referendum Costituzionale

Il 4 dicembre gli italiani sono stati chiamati a votare per rispondere Si o No al seguente quesito: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione?». Cioè, in parole povere, approvare o rigettare le riforme della Costituzione promosse dal Primo Ministro MatteoRenzi, e dalla Ministra per le Riforme Costituzionali Maria Elena Boschi (in foto).

Il risultato del referendum e’ stata una vittoria schiacciante del No, con il 59,1% (19.419.507 voti), contro il 40,9% del Si (13.432.208 voti), con una notevole affluenza alle urne, il 65,5%.

Questo risultato ha sorpreso chi pensava che, alla fine, gli italiani avrebbero comunque dato fiducia a Renzi, ma il No ha vinto con largo margine quasi ovunque. Il Si, infatti, e’ stato in maggioranza solamente in Emilia Romagna,Toscana e Trentino Alto Adige, oltre alle sezioni all’Estero.

Il No ha avuto molto successo soprattutto tra i giovani. Infatti, l’81% degli aventi diritto nella fascia di età 18-34 ha votato No. Il No ha prevalso anche nella fascia 35-54 (67%), mentre tra gli “over 55” ha dominato il Sì con il 53%. Questa e’ una conferma che una grossa fetta di giovani, indipendentemente dal merito della Riforma, ha abbandonato Renzi, rivolgendo lo sguardo verso il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, o, peggio, verso la Lega di Salvini.

Non c’e’ dubbio che e’ stata una sconfitta molto dura per il Premier Renzi, che, insieme alla Ministra Boschi, erano praticamente sicuri che vincesse il Si. Negli ultimi sondaggi di novembre, il No (54%) era in leggero vantaggio sul SI (46%), ma molti hanno creduto ad una rimonta del Si, in quanto il diminuire via via degli indecisi,sembrava favorire proprio il Si.

Ma come abbiamo visto, purtroppo per Renzi, la vittoria del No e’ stata schiacciante, il che e’ stato un chiaro segno di sfiducia verso di lui. Renzi aveva commesso il grave errore di personalizzare troppo su di se’ questo Referendum. “O vince il Si o lascio la politica” ha piu’ volte affermato, e questo con una certa arroganza, essendo convinto di vincere. Sbagliando, perche’ tutti gli italiani che volevano che Renzi se ne tornasse a casa (e sono davvero tanti!), hanno votato No, indipendentemente dalla bonta’ o meno della Riforma.

Matteo Renzi
Matteo Renzi

Un altro errore di Renzi e’ stata, ancora una volta, una certa dose di arroganza nei confronti di chi sosteneva le ragioni del No, arrivando a definire costoro un’“accozzaglia”. Un altro segno di arroganza, che lo ha chiaramente reso antipatico ai milioni di italiani in difficolta’, sono stati i suoi continui annunci sensazionalistici, e il suo continuo lodare il suo operato.

Certamente il Governo Renzi, nei suoi mille giorni di leadership, ha fatto anche cose buone, come, per esempio, l’aver reintrodotto il reato di falso in bilancio ed il “pacchetto anti-corruzione”, l’aver introdotto una protezione legislativa per le coppie di fatto, siano esse eterosessuali o omosessuali, l’aver iniziato il primo vero piano strategico per portare la connessione internet alta velocità, la cosiddetta banda larga, ovunque in Italia. Purtroppo pero’ Renzi sembra aver ignorato la realtà più profonda del Paese. Dal 2008 la produzione industriale è scesa del 35% e gli investimenti del 59%, inoltre il tasso ufficiale di disoccupazione in Italia è all’11,4 %, ma la Commissione europea sostiene che un ulteriore 12% ha abbandonato il mercato del lavoro portando il numero dei lavoratori scoraggiati nel nostro paese a tre volte la media dell’Unione Europea. Se scendiamo al sud, i numeri aumentano vertiginosamente: il tasso di disoccupazione giovanile in Calabria è il 65%, in Sicilia il 56% e in Campania il 53%, tutto ciò nonostante l’esodo annuale di 100.000 giovani del sud verso l’estero. Non e’ strano, quindi, che gli italiani in difficolta’ (i giovani in primo piano) gli hanno voltato le spalle.

All’indomani della sconfitta, Renzi ha mantenuto la sua parola, dimettendosi da capo del Governo, senza pero’ mantenere la promessa di uscire dalla politica in caso di sconfitta. Infatti e’ ancora lui il leader del Partito Democratico.

Il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella
Il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella

Ora sta nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella trovare una soluzione per creare un nuovo Governo. Ma i Partiti di opposizione non vogliono collaborare per un eventuale Governo di coalizione “ad interim”, al contrario vorrebbero dar seguito anticipato al rinnovo del Parlamento, o con la riforma della legge elettorale, oppure con l’attuale, estesa al Senato. L’unica possibilità per Mattarella e’ quella di dare l’incarico ad una personalità dello stesso Partito di Renzi, il PD, perché il PD e’ l’unico Partito ad avere oggi una maggioranza per poter governare. Un probabile successore a Renzi, pare che sia l’attuale Ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni.

I Partiti di opposizione (a destra, a sinistra e il 5 Stelle), chiedono tutti di andare immediatamente al voto, il che pero’ non e’ realistico, secondo il Presidente Mattarella e non solo. Questo perché è necessario prima far approvare una nuova legge elettorale, valida per ambedue le Camere (Deputati e Senatori).

Concludendo: cosa dire? Peccato. Peccato che una nuova forza di talento, giovane e promettente com’ è Matteo Renzi, non sia stato in grado di tenersi stretta l’enorme fiducia che all’inizio gli italiani gli avevano dato, finendo purtroppo a stravolgere questa fiducia, trasformandola in sfiducia e anche in fastidio. Peccato veramente.

Federico Venzi

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