Cos’è questo Referendum costituzionale? Votare si o votare no?

Il 4 dicembre, con questo referendum costituzionale, agli italiani verrà chiesto di approvare o respingere la riforma del governo Renzi, cioè la “legge Renzi-Boschi“, che prevede un significativo cambiamento del Senato e una serie di altre modifiche al funzionamento dello Stato. Votare Sì o votare No? Questo è il dilemma, almeno per il 30% degli italiani che non hanno ancora preso posizione, mentre il resto degli italiani è diviso tra il Si e il No, con un leggero vantaggio per il No.

Un altro dilemma riguarda il destino dell’attuale governo in carica. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, durante la conferenza stampa di fine anno 2015, aveva annunciato che in caso di vittoria del No, non solo si sarebbe dimesso da premier, ma avrebbe concluso la sua carriera politica. Negli ultimi tempi, però, Renzi ha rivisto alcune sue posizioni, optando per una minore personalizzazione della consultazione referendaria. “Si vota nel 2018 comunque vada il referendum costituzionale”, ha annunciato lo scorso 22 agosto, nell’incontro al “Caffè de La Versiliana” (festival letterario di Marina di Pietrasanta), e ha smesso di parlare di sue eventuali dimissioni, esortando media e opinione pubblica a focalizzare la propria attenzione sul contenuto del testo che gli italiani sono chiamati ad approvare o respingere.

Questo referendum è senza “quorum”, cioè non ci sarà bisogno di un numero minimo di votanti per considerarne valido l’esito.

Ecco la scheda che gli italiani si troveranno in mano per mettere una croce sul Si o sul No:

Il quesito sulla scheda per il referendum costituzionale
Il quesito sulla scheda per il referendum costituzionale

Molti sostengono che il quesito sia uno “spot per il sì”, un modo per manipolare il risultato finale mettendo in luce, ed esaltandoli, soltanto gli aspetti positivi della riforma costituzionale. Insomma, una domanda che sembra fatta apposto per rispondere sì. Ma dal Quirinale (residenza del Presidente della Repubblica), è arrivata una replica decisa: “il quesito che comparirà sulla scheda è stato valutato e ammesso, con proprio provvedimento, dalla Corte di Cassazione, e riproduce il titolo della legge quale approvato dal Parlamento”.

Cosa prevede, concretamente, la nuova riforma della Costituzione? Siccome sarebbe troppo lungo (e noioso) elencare in dettaglio tutte le novità introdotte nella legge Renzi-Boschi, ci limitiamo ad esporre le principali ragioni del Si e del No.

Le ragioni del Sì

Superamento del bicameralismo perfetto: l’addio a questa forma di governo darebbe il via a una riduzione dei costi della politica e l’accelerazione dei tempi per approvare una legge, ponendo fine alla cosiddetta “navetta”, ossia quel rimbalzarsi la futura legge tra Camera e Senato.

Riduzione dei costi della politica: con la riduzione del numero dei senatori, l’abolizione di “Enti inutili” come il Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro), e come le Province, e la regola secondo cui i consiglieri regionali non potranno percepire indennità più alte rispetto a quella del sindaco del relativo capoluogo di Regione. In tal modo la voce dei costi della politica si ridurrà.

Più chiarezza sulle competenze di Regioni e Stato: stop alle competenze concorrenti, visto che ciascun livello di governo avrà proprie e specifiche funzioni legislative. Alcune tematiche di interesse nazionale saranno competenza esclusiva dello Stato (reti di trasporto e navigazione, formazione professionale, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia), mentre alle Regioni verranno delegate competenze legislative in tema di turismo, organizzazione sanitaria e sviluppo socio-economico.

Enti locali al centro dell’attività politica: il Senato diventerà la perfetta espressione delle Regioni e dei Comuni; così facendo gli Enti locali troveranno finalmente la loro partecipazione diretta alla formazione delle leggi dello Stato.

Le ragioni del No

Garantisce la sovranità popolare? No, perché insieme alla nuova legge elettorale (Italicum) già approvata, espropria la sovranità al popolo e la consegna a una minoranza parlamentare che solo grazie al premio di maggioranza si impossessa di tutti i poteri.

È una riforma legittima? No, perché è stata prodotta da un parlamento eletto con una legge elettorale (Porcellum) dichiarata incostituzionale.

Produce semplificazione? No, moltiplica fino a dieci i procedimenti legislativi e incrementa la confusione.

Amplia la partecipazione diretta da parte dei cittadini? No, triplica da 50.000 a 150.000 le firme per i disegni di legge di iniziativa popolare.

Supera il bicameralismo? No, lo rende più confuso e crea conflitti di competenza tra Stato e regioni, tra Camera e nuovo Senato

È una riforma innovativa? No, conserva e rafforza il potere centrale a danno delle autonomie, private di mezzi finanziari.

Diminuisce i costi della politica? No, i costi del Senato sono ridotti solo di un quinto e se il problema sono i costi perché non dimezzare i deputati della Camera?

È una riforma chiara e comprensibile? No, è scritta in modo da non essere compresa.

È il frutto della volontà autonoma del parlamento? No, perché è stata scritta sotto dettatura del governo.

Garantisce l’equilibrio tra i poteri costituzionali? No, perché mette gli organi di garanzia (Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale) in mano alla falsa maggioranza prodotta dal “premio di maggioranza”.

Come si vede, questa riforma è alquanto articolata, e tocca temi piuttosto complessi. E’ naturale, quindi, che, come abbiamo appena visto, ci siano molti argomenti a favore e a sfavore. L’impressione generale è che gli italiani decideranno sul Si o sul No, più in base alle proprie sensazioni e simpatie politiche, piuttosto che sul merito della riforma.

L’argomento principale per i sostenitori del Si, è che, anche se queste riforme non sono perfette, è meglio farle che non farle, e il non volerle fare significa voler lasciare tutto così com’è.

Invece i sostenitori del No, ritengono che queste riforme sono troppo pasticciate, e che tolgono sovranità al popolo (contraddicono l’articolo 1 della Costituzione). Per questi (ed altri) motivi è meglio non farle che farle. Questo però non vuol dire che si debba lasciare tutto così com’è, perché nessuno vieta di fare riforme migliori.

E’ innegabile, poi, che i sostenitori del no vorrebbero la caduta di Renzi, indipendentemente dalla bontà o meno di queste riforme, infatti tutti i Partiti di opposizione al governo Renzi, sono sostenitori del No, dalla destra alla sinistra, incluso il Movimento cinque stelle, ed anche, paradossalmente, Forza Italia di Berlusconi, che, grazie al cosiddetto “Patto del Nazareno”, collaborò attivamente alla stesura di queste riforme.

Cosa accadrà a conclusione di questo referendum? Subirà il nostro Paese gravi conseguenze negative, o, al contrario, grandi miglioramenti?

Probabilmente né l’una né l’altra cosa, per il fatto che i problemi in Italia sono ben altri: debito pubblico, crescita quasi nulla, disoccupazione giovanile, problemi dell’immigrazione, corruzione, criminalità organizzata, eccetera. Purtroppo questa riforma, che venga approvata o meno, non risolverà questi  problemi.

Federico Venzi
Federico Venzi

 

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *