Pugilato, fine del divieto

Il primo ottobre si svolgerà a Oslo il primo incontro professionistico di pugilato in Norvegia da 35 anni. Cecilia Brækhus, la campionessa norvegese dei pesi welter WBA e WBC dal 2009, e dal 2014 prima pugile donna a detenere contemporaneamente i titoli WBA, WBC, WBO e IBF, ha vista approvata la richiesta di combattere sul suolo norvegese. Nonostante i prezzi elevati e nonostante il nome della sfidante sia ancora sconosciuto, i biglietti per l’evento, chiamato “The Artic Rumble” ma anche “Il ritorno a casa”, sono andati esauriti il giorno stesso dell’annuncio.

Ancora lo scorso anno la richiesta della Brækhus di organizzare l’incontro fu bocciata. Il pugilato professionistico è stato vietato in Norvegia nel 1981 e per il momento solo questo evento è stato autorizzato, ma il governo promette di eliminare il divieto completamente.

– È stato un lungo processo. Ma noi pensiamo che si tratti di un divieto che il popolo norvegese non capisce. Perché i politici dovrebbero vietare uno sport in Norvegia? commenta il ministro della Cultura Linda Hofstad Helleland.

Gli risponde un fondo del quotidiano Dagsavisen, già organo del partito Laburista, secondo cui il pugilato è uno sport che mira intenzionalmente a causare danni fisici all’avversario, possibilmente mandandolo KO senza sensi. Il quotidiano ritiene quindi che il motivo del divieto, presente in Norvegia e in pochissimi altri paesi, sia ancora valido e che lo Stato avrebbe il dovere di proteggere la salute dei pugili. Lo stesso giornale mette però le mani avanti: “Forse tra vent’anni la gente ricorderà questo editoriale e riderà a crepapelle. Forse lo fa già ora, mentre i biglietti per l’evento vanno a ruba.”

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